LA CONFESSIONE
L’uomo è fragile, come una canna che si piega al vento. Conoscendo questa fragilità, il Signore risorto ha trasmesso alla Chiesa il potere di rimettere i peccati (Mt 16,19): tutta la vita umana diventa, quindi, un cammino di conversione.
Convertirsi è riconoscere che ci si può fermare anche se si sta percorrendo una strada sbagliata, che è possibile lasciarsi raggiungere da Dio e dargli spazio nella nostra vita quotidiana. E’ un distacco dal male per ritornare a Dio con tutto il cuore.
Il cammino della conversione
I passi del cammino di conversione sono meravigliosamente descritti nella parabola del “figlio prodigo”, al centro della quale troviamo il “padre misericordioso”. Leggiamo insieme questa parabola e scopriremo in essa tutti gli aspetti del peccato e della conversione (Lc 15,11-32):
_ il richiamo di una libertà che è solo un’illusione, che acceca il figlio;
_ l’abbandono della casa del padre;
_ lo spreco dei beni e dei talenti;
_ la miseria in cui il figlio scopre di trovarsi;
_ l’umiliazione di dover fare il guardiano di porci;
_ il desiderio di nutrirsi con il pasto dei maiali;
_ poi il rientro in sé stesso;
_ la riflessione su tutto ciò che ha perso;
_ il pentimento per il male fatto ed i dispiaceri dati;
_ la decisione di dirsi colpevole davanti al padre;
_ il faticoso cammino del ritorno a casa;
_ l’attesa e l’accoglienza generosa del padre;
_ la gioia del padre e di tutta la casa.
Questo è anche il cammino di ogni uomo che ritorna a Dio e rientra nella sua Chiesa.
I contenuti del sacramento
Questo sacramento ha vari nomi:
Ë della riconciliazione perché dona l’amore del Padre e riconcilia l’uomo a Dio;
Ë della penitenza perché indica una strada di pentimento e di dolore;
Ë della conversione perché prevede un cammino di ritorno al Padre;
Ë della confessione perché la persona confessa, dice al sacerdote le proprie colpe;
Ë del perdono perché l’assoluzione del sacerdote trasmette il perdono di Dio e della Chiesa.
Questo sacramento è voluto da Gesù stesso per realizzare l’incontro tra il peccatore e la misericordia del Padre. A questa iniziativa di Gesù, il penitente risponde con alcuni atti che compongono il rito del sacramento. L’atteggiamento di fondo è quello del figlio prodigo: bisogna riflettere sulla propria situazione (esame di coscienza), pentirsi dei peccati commessi (dolore), impegnarsi a rompere il legame con il peccato (proposito), confes-sare al sacerdote tutti i peccati, con umiltà e sincerità (accusa). Al termine, il penitente riceve il perdono di Dio (assoluzione) per mezzo del sacerdote, fa la penitenza datagli dal confessore, rende grazie a Dio e quindi riprende la vita quotidiana con maggiore serietà ed attenzione.
Quando confessarsi?
Appena ti accorgi di essere caduto in un peccato grave, chiedi subito perdono a Dio e riconciliati con Lui; ti confesserai al sacerdote non appena possibile (cf. Codice di Diritto Canonico, 989).
Quando non c’è peccato grave, la confessione è semplicemente raccomandata. Ci sono momenti importanti per celebrare la Riconciliazione (l’Avvento, la Quaresima, la Pasqua…). Ma ogni momento è buono per riconciliarsi con Dio.
Ricevere e dare perdono
Una delle più difficili proposte di Gesù è il perdono nei confronti di chi ci ha fatto del male: è duro perdonare chi mi ha offeso!
Mentre l’offesa divide, il perdono riconcilia e unisce con Dio e con i fratelli. Non bisogna solo ricevere il perdono, ma anche offrirlo agli altri. Perdonare non è facile, sembra contrario alla logica umana, ma il perdono è la proposta di una logica diversa: quella dell’amore. Tutti possono portare perdono e riconciliazione, pregando con Gesù: “Padre, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6,12). Chi porta perdono, porta pace, chi perdona riflette in sé qualcosa della bontà di Dio.
Se tutti abbiamo bisogno di essere perdonati, tutti dobbiamo anche perdonare. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza ed ai bisogni di tanti fratelli e sorelle. Ma quante volte dobbiamo perdonare? Questa domanda è stata fatta anche da Pietro a Gesù: “Quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette” (Mt 18,21s.). Questa è la logica del perdono e dell’amore!