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Vangelo del Giorno

Vangelo del Giorno

  • Lunedì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario



    αποφθεγμα Apoftegma

    Anche oggi è necessario agli uomini Cristo, il vero Giona. 
    Anche oggi deve esserci pentimento perché ci sia salvezza.
    E come la strada di Giona fu per
    lui stesso una strada di penitenza,
    e la sua credibilità veniva dal fatto
    che egli era segnato dalla notte delle sofferenze,
    così anche oggi noi cristiani
    dobbiamo innanzitutto essere per primi
    sulla strada della penitenza per essere credibili.

    Joseph Ratzinger




    COMMENTO CATECHETICO  






    L'ANNUNCIO
    Dal Vangelo secondo Luca 11,29-32

    In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
    Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».





    LA NOSTRA VITA QUOTIDIANA E' IL SEGNO DEL TRIONFO DELL'AMORE DI CRISTO SULLE MENZOGNE DEL DEMONIO


    Inizia una nuova settimana e, puntuale, la Parola ci viene a scrutare: che "segno" chiediamo al Signore? Come le folle anche noi ci «accalchiamo» per carpire da Gesù un «segno» che ci dia «il successo personale e un aiuto per affermare l’assoluto dell’io» (J. Ratzinger). Ci illudiamo di chiedere a Dio un «segno» per orientare verso di Lui le scelte ma, quando non sono soddisfatte le nostre passioni, si svela la «malvagità» che coviamo nel cuore. Il volto scuro come Caino, e gelosie, invidie, ira e rancori capaci di uccidere il fratello per vendicarsi di Dio. Chi invece con rettitudine di intenzione desidera conoscerlo e convertirsi, non chiede un segno: come la «Regina del Sud», si mette in cammino per «ascoltare la Sapienza di Salomone», il figlio di Davide e Betsabea, ovvero il figlio della misericordia. Come i Nìniviti, ai quali bastò la predicazione di uno straniero per cambiar vita, lascia il centro della scena - che è l'attitudine del cuore che si nasconde nella richiesta di un segno, il protagonismo dei propri desideri, la soddisfazione degli appetiti dell'uomo vecchio che ha creduto di essere come Dio - perché vi sia la Parola di Dio. Noi invece stentiamo a convertirci, nonostante «Uno molto più di Giona» bussi ogni giorno alla nostra vita attraverso gli eventi e le persone che la Chiesa illumina con la sua predicazione. «Meritevoli d’ira» come questa «generazione malvagia», per Grazia siamo stati raggiunti dall'amore di Dio e scelti come una primizia per divenire il «segno del Figlio dell'uomo» per ogni uomo. Che ne abbiamo fatto della nostra primogenitura?  Forse l'abbiamo truccata per adattarla ai nostri desideri, e siamo scivolati in un'ipocrisia insopportabile. Forse abbiamo fatto il callo al "segno" di Cristo che il Padre ci dona ogni giorno; non ci accorgiamo più del suo amore, come un marito che neanche guarda più negli occhi sua moglie, tanto sempre uguali sono, quando non si infiammano di rimproveri... Esattamente come facciamo con la predicazione: superflua, come un rumore di fondo a cui ci siamo abituati, ma che però non smette di darci fastidio. Il demonio, infatti, sa bene che la fede viene dall'ascolto della stoltezza della predicazione; e che con la fede il suo regno di male giunge al termine: il demonio sa che l'ascolto salva, per questo cerca di impedire proprio la stolta predicazione di "Uno morto crocifisso ritornato in vita". Come era stolto Giona, testardo, pauroso, uno che umanamente era adatto a tutto meno che a predicare la misericordia di Dio, della quale, invece, si scandalizzava. Eppure gli abitanti di Ninive hanno creduto alla predicazione di quest'uomo così inadeguato secondo i criteri mondani, e si sono convertiti. Hanno creduto a Giona perché lo hanno visto peccatore come loro ma raggiunto da una Grazia soprannaturale, che lo ha reso il "segno" credibile a cui appoggiarsi per cambiare vita. Allora è proprio la tua debolezza, quei pensieri mondani che ti trascinano in fondo al mare nelle fauci di una balena; è proprio dalla tua carne così facilmente corruttibile che Dio parte per dare l'unico segno che può salvare una generazione malvagia. La salvezza cioè, inizia proprio dalla malvagità che ci fa figli di questa generazione, le cui conseguenze di morte il Figlio di Dio fatto carne ha preso su di sé sino a morirne e scendere in un sepolcro. Ma dal ventre della morte è risuscitato, come oggi farà risorgere te con Lui dalle fauci dei fatti e delle relazioni che, affrontati con i pensieri mondani, si sono trasformati in tombe gravide di morte. Solo chi, come Giona e Gesù, è risuscitato dalla morte della sua generazione può diventare un segno credibile, capace cioè di parlare al cuore e prendersi il centro della vita e parlare al cuore con l'autorità della Verità. Il profeta è in tutto simile a coloro ai quali è inviato, come il Figlio di Dio si è fatto uguale a noi, eccetto il peccato. Altrimenti non lo ascolterebbero. 

    Allora coraggio, perché il segno che Dio vuole offrire a questa "generazione", cioè a chi ti è vicino ed è "generato", come te, nel peccato, è proprio la tua vita, così come è oggi; proprio quella che, esigendo da Dio un "segno" illusorio, un miracolo travestito di luce con cui sfuggire l'unica salvezza che viene dalla Croce, il demonio ti spinge a rifiutare. Attenzione però, perché esiste il «giorno del giudizio», la vita non è un gioco e poi "tana libera tutti".... Ci sarà "un giorno" nel quale gli uomini saranno giudicati, e i cristiani ancor più approfonditamente... Il giorno in cui i pagani si "alzeranno" e ci "giudicheranno" per non esserci convertiti e aver loro predicato il Vangelo. Ma il «giorno del giudizio» è anticipato nella storia, giunge a noi anche «oggi»: al lavoro, a scuola, al bar, tra i parenti, la sofferenza di chi non ha conosciuto Cristo ci «giudica» in attesa del segno della nostra conversione, la fede adulta che si fa amore. Il collega di ufficio, lontano dalla Chiesa e nemico dei preti, con una situazione familiare fallimentare eppure incapace di accettarlo, che a sentirlo sembra vivere la migliore delle vite possibili; ebbene, proprio lui "si alzerà" dal suo tavolo di lavoro e ti chiederà aiuto. A te, che ha sempre disprezzato, insultato ed emarginato, a te chiederà luce e consolazione per non impazzire di fronte all'incidente che si è portato via il figlio sedicenne. Se non ti sarai convertito oggi non potrai dargli nulla, e dovrai rimandarlo a mani vuote; e la tua vita, alla quale Dio ha voluto legare la sua, precipiterà all'inferno, nella solitudine dove sono condannati a vivere quanti non hanno accolto l'amore e non hanno potuto diffonderlo. Ma c'è speranza, proprio oggi: basta non difenderci, lasciarci giudicare e convertirci e smettere di chiedere capricciosamente e infantilmente che persone e fatti siano piegati ai rantoli della nostra concupiscenza. Per questo basta "ascoltare" la predicazione e accogliere la sapienza della Croce che ci ricorda la "cenere" dalla quale siamo stati tratti. Accettare di essere andati per la vita come i niniviti, "senza distinguere la destra dalla sinistra", senza discernimento e per questo sbattendo sui muri che ci hanno separato dagli altri, mentre li credevamo amore. Convertiamoci e riconosciamo che quella presa di posizione ha ucciso nostra moglie; che quel criterio ha ferito e umiliato nostro figlio; che quel progetto che abbiamo idolatrato ha escluso e allontanato il fratello. Umiliamoci allora, e "vestiamoci di sacco" anche noi come gli abitanti di Ninive; digiuniamo di parole e cibi, umiliamo il corpo con il quale abbiamo ucciso e scandalizzato. Entriamo nella storia accogliendone ogni centimetro, sperando di sperimentare in essa, per pura Grazia, l'amore di Dio. E ciò significa "alzarci" dall'alienazione di ogni giorno e, come la Regina del Sud, muoverci dagli "estremi confini della terra" dove siamo scappati ingannati dal demonio, e tornare a Cristo, alla Sapienza della Misericordia. Lasciamo che Gesù, nella comunità cristiana, ci faccia una sola cosa con Lui, perché questa è la nostra primogenitura, sperimentare come primizie il "segno" di Giona per diventarlo a nostra volta a favore di questa generazione. Perché nell'ultimo giorno, chi ha atteso di vedere in noi il "segno" della vittoria sulla morte di Cristo, possa giungere in Cielo dicendo a tutti di averlo visto, di averlo incontrato nella nostra predicazione e testimonianza. E così potremo entrare insieme a loro, e con loro godere eternamente delle delizie del nostro Sposo. 







    Come le "folle" anche noi ci "accalchiamo" per carpire da Gesù un "segno" che ci dia "il successo personale e un aiuto per affermare l’assoluto dell’io" (J. Ratzinger). Erano ebrei eh, non pagani peccatori quelli a cui Gesù parlava, erano immagine delle nostre assemblee domenicali, di te e di me. Ci illudiamo di chiedere un "segno" per orientare con fede le scelte ma, quando non sono soddisfatte le nostre passioni, si svela la "malvagità" che coviamo nel cuore. Come mai proprio noi che abbiamo ricevuto tanto stentiamo a convertirci? Se la "Regina del Sud" ha percorso mezzo mondo per "ascoltare la sapienza di Salomone", e se "gli abitanti di Ninive si sono convertiti alla predicazione di Giona", come mai proprio tu non ti converti, pur avendo nella Chiesa ascoltato "Uno più grande di Salomone" e "di Giona"? Tu ed io abbiamo ascoltato Cristo vivo nel suo Corpo annunciarci la vera sapienza: ci è stata predicata la Croce gloriosa del Signore risorto, sapienza divina che ha ridotto al nulla ogni sapienza carnale. 

    Ci è stata rivelata la chiave per comprendere ogni mistero ed entrare nella storia di ogni giorno senza soccombere. Con pazienza e misericordia, la Chiesa ci ha ammaestrato con la predicazione e nutrito con i sacramenti. Grazie al "segno di Giona", ovvero all'annuncio del Vangelo giunto a noi in quel momento difficile della nostra vita, siamo stati salvati; e siamo salvi ora: il matrimonio è rinato, ed è nata questa piccola peste che neanche un pazzo avrebbe potuto immaginare. «Meritevoli d’ira» come questa «generazione malvagia», per Grazia siamo stati raggiunti dal suo amore e scelti come una primizia per divenire a nostra volta il «segno del Figlio dell'uomo» per ogni uomo. 

    Ma che ne abbiamo fatto della nostra primogenitura? Forse l'abbiamo truccata per adattarla ai nostri desideri, e siamo scivolati in un'ipocrisia insopportabile. Forse abbiamo fatto il callo al "segno" di Cristo che il Padre ci dona ogni giorno; non ci accorgiamo più del suo amore, come un marito che neanche guarda più negli occhi sua moglie, tanto sempre uguali sono, quando non si infiammano di rimproveri... Esattamente come facciamo con la predicazione: superflua, come un rumore di fondo a cui ci siamo abituati ma che non smette di darci fastidio... Facciamoci caso, occorre anche alle parole di Papa Francesco: il demonio attacca sempre la predicazione, cerca di metterla in secondo piano, la presenta come inutile. Papa Francesco ne parla ogni giorno: cerca di scuotere la Chiesa dal muto torpore in cui si nasconde, perché vada alle periferie ad annunciare il Vangelo.

    Ma sui media e nella stessa Chiesa filtra solo l'aspetto sociale. Anch'esso è importante però, anche per Papa Francesco, è secondario, nel senso che si tratta di un frutto dell'evangelizzazione. Ma il demonio, angelo che si veste di luce, continua a convincerci che c'è molto da fare prima dell'annuncio: dare lavoro e da mangiare, accogliere i rifugiati, lottare contro le ingiustizie sociali, costruire ospedali. Tutte cose meritorie per carità, ma che non costituiscono il fondamento della missione della Chiesa, che è annunciare il Vangelo. Chi è in conversione si donerà e sposterà le montagne per gli altri, senza sperare nessuna gratificazione... Il demonio, infatti, sa bene che la fede viene dall'ascolto della stoltezza della predicazione; e che con la fede il suo regno di male giunge al termine: il demonio sa che l'ascolto salva, per questo cerca di impedire proprio la stolta predicazione di "Uno morto crocifisso ritornato in vita". 
    Come era stolto Giona, testardo, pauroso, uno che umanamente era adatto a tutto meno che a predicare la misericordia di Dio, della quale, invece, si scandalizzava. Eppure i niniviti alle sue parole si sono convertiti. Alla predicazione è chiamata la Chiesa, nella certezza granitica di San Paolo: "Fratelli, non mi vergogno del Vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede" (Rom. 1,16). Ma se per primi i cristiani non credono che un annuncio balbettato ha potere di salvare un matrimonio, un giovane dalla droga, un anziano dal suicidio, come potremo annunciare il Vangelo e divenirne segno? Per questo i pagani ci "giudicheranno", come lo saranno tutti coloro che hanno disprezzato le Grazie ricevute per accogliere il Messia e convertirsi. 





    Attenzione quindi, perché esiste il «giorno del giudizio», la vita non è un gioco e poi "tana libera tutti".... Ci sarà "un giorno" nel quale gli uomini saranno giudicati, e i cristiani ancor più approfonditamente... Il giorno in cui i pagani si "alzeranno" e ci "giudicheranno" per non esserci convertiti e aver loro predicato il Vangelo. Ma il «giorno del giudizio» è anticipato nella storia, giunge a noi anche «oggi»: al lavoro, a scuola, al bar, tra i parenti, la sofferenza di chi non ha conosciuto Cristo ci «giudica» in attesa del segno della nostra conversione, la fede adulta che si fa amore. Il collega di ufficio, lontano dalla Chiesa e nemico dei preti, con una situazione familiare fallimentare eppure incapace di accettarlo, che a sentirlo sembra vivere la migliore delle vite possibili; ebbene, proprio lui "si alzerà" dal suo tavolo di lavoro e ti chiederà aiuto. A te, che ha sempre disprezzato, insultato ed emarginato, a te chiederà luce e consolazione per non impazzire di fronte all'incidente che si è portato via il figlio sedicenne. Se non ti sarai convertito oggi non potrai dargli nulla, e dovrai rimandarlo a mani vuote; e la tua vita, alla quale Dio ha voluto legare la sua, precipiterà all'inferno, nella solitudine dove sono condannati a vivere quanti non hanno accolto l'amore e non hanno potuto diffonderlo. 


    Ma c'è speranza, proprio oggi: basta non difenderci, lasciarci giudicare e convertirci e smettere di chiedere capricciosamente e infantilmente che persone e fatti siano piegati ai rantoli della nostra concupiscenza. Per questo basta "ascoltare" la predicazione e accogliere la sapienza della Croce, quella che tante volte ci ha salvato e che vorremmo rinnegare. La Parola di Dio, infatti, "nel rivelarsi illumina, dona saggezza ai semplici" (Sal. 118). Questo significa smetterla di crederci a posto, o almeno non poi così male, e ricordare, semplicemente, la "cenere" dalla quale siamo stati tratti. Accettare di essere andati per la vita come i niniviti, senza distinguere la destra dalla sinistra, sbattendo sui muri della discomunione mentre credevamo di aver imboccato la strada giusta dell'amore. Purtroppo dietro a quella scelta non vi era lo Spirito Santo ma l'inganno del demonio: accettiamolo, convertiamoci e riconosciamo che quella presa di posizione ha ucciso nostra moglie; che quel criterio ha ferito e umiliato nostro figlio; che quel progetto che abbiamo idolatrato ha escluso e allontanato il fratello. 

    Umiliamoci allora, e "vestiamoci di sacco" anche noi come gli abitanti di Ninive; digiuniamo di parole e cibi, umiliamo il corpo con il quale abbiamo ucciso e scandalizzato. E, con il cuore contrito come quello di Davide, riconosciamo di aver peccato e accettiamo le conseguenze, come uomini adulti, finalmente. Solo così potremo, come la Regina del Sud, muoverci dagli "estremi confini della terra" dove siamo scappati ingannati dal demonio, e tornare a Cristo, alla Sapienza fatta carne. E da Lui implorare con sincerità il discernimento che plasma in noi occhi nuovi per guardare gli eventi con fede adulta, che sa identificare nella storia i segni di Lui. Per ottenerlo occorre però accettare la nostra debolezza, anche la nostra carne capricciosa, e consegnarla alla misericordia di Cristo, insieme con tutto noi stessi, così come siamo. Gettiamoci tra le sue braccia, lasciamoci crocifiggere e nascondere nelle sue piaghe: le sue carni ferite, i "segni" dei chiodi sono le "uscite di sicurezza" che possiamo attraversare senza paura, per passare dalla carne allo Spirito, e "convertire" i peccati in Grazia. 

    Lasciamoci immergere nella fonte della sua misericordia dove cresceremo sino alla fede adulta capace di discernere. Attingiamo ai sacramenti, ascoltiamo, scrutiamo e meditiamo la Parola, mettiamoci all'ultimo posto. Lasciamo che Gesù, in ogni istante, ci faccia una sola cosa con Lui, perché nell'ultimo giorno, il dolore di chi ha atteso di vedere in noi un segno di speranza, possa giungere in Cielo dicendo a tutti di averlo visto Cristo, di averlo incontrato nella nostra predicazione e testimonianza. E così potremo entrare insieme a loro, e con loro godere eternamente delle delizie del nostro Sposo. 

  • Sabato della XXVII settimana del Tempo Ordinario



    αποφθεγμα Apoftegma

    Salam al tuo petto e al tuo seno
    e alle tue mammelle gemelle.
    Ti scongiuro o Maria,
    per il sangue caduto goccia a goccia sul Golgota,
    fa' che la mia anima sia degna,
    assieme alla tua,
    di una porzione,
    e fa' che la polvere del mio corpo terrestre ne sia protetta.

    Malkee o Effige di Maria, Patto di misericordia, Chiesa etiopica
        







    L'ANNUNCIO
    Dal Vangelo secondo Luca 11,27-28
    Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!».Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

     




    L'ASCOLTO E L'AMORE ALLA PAROLA DI DIO CI FA BEATI TRASFIGURANDO NELL'OBBEDIENZA ANCHE LA CARNE



    La beatitudine alla quale tutti aneliamo è quella "gridata" dalla donna. La beatitudine a cui siamo chiamati è, invece, quella annunciata da Gesù. C'è qualcosa, Qualcuno più grande, anche della relazione umana tra Maria e suo Figlio. E' come se Gesù dicesse: se la beatitudine di Maria mia Madre non consiste nell'essere colei che mi ha partorito e allattato, se cioè la relazione umana (nella carne) più intima con Gesù non è fonte di beatitudine, vuol dire che essa non sorge da nessuna relazione umana. San Paolo dice che, se anche ha conosciuto Cristo nella carne, ora non lo conosce più così; e, con Lui, ormai non conosce più nessuno secondo la carne: l'intimità che fa di due una sola carne, secondo il significato originale del verbo "conoscere" nella Scrittura, anche se "ospitata" dalla carne non nasce e non si esaurisce in essa. Non sono cioè i criteri mondani e carnali a definire e determinare un rapporto. Non è più mi piace o non mi piace, sento o non sento, voglio o non voglio. Si tratta di una novità assolutaL'amore autentico è il frutto maturo di chi ha gustato la beatitudine che ci annuncia il Signore: ascoltare e custodire la Parola. Quella della Vergine Maria, che ha fatto della propria carne lo scrigno dove la novità della volontà di Dio ha potuto realizzarsi; essa vi è entrata proprio attraverso l'ascolto. Ascoltare, infatti, significa obbedire. Sapeva bene di non aver "conosciuto" uomo secondo la carne, e che, per avere un figlio restando intatta nella verginità, sarebbe dovuto accadere qualcosa di impossibile alla carne; qualcosa alla quale Lei avrebbe potuto solo obbedire.... In Lei tutto è cominciato al di là della carne, per redimere ogni carne. E questo è anche all'origine di ciascuno di noi. E' vero che siamo stati concepiti nel peccato da nostra madre, ma è anche vero che prima del peccato vi è stato il pensiero eterno nel quale Dio ci ha amato al punto da crearci e darci la vita. La tensione che viviamo, le cadute e le ferite, tutto nasce da questa scintilla accesa dall'incontro tra l'amore purissimo nel quale siamo stati pensati e creati e l'atterraggio brusco nel seno ferito dal peccato di nostra madre. Siamo stati pensati per la beatitudine eterna, mentre la carne reclama una beatitudine adatta a lei, un "ventre che porta" e un "seno che allatta". Per questo in Maria, concepita senza peccato, si rivela il piano sconvolgente d'amore di Dio. Era infatti necessario che, per riconsegnarci obbedienti alla Parola originaria nella quale Dio ci ha dato la vita e che abbiamo rifiutato, Qualcuno intervenisse laddove è avvenuto il guasto. Era necessaria una carne capace di "funzionare" bene laddove tutte le altre avevano fallito, capace cioè di ascoltare la Parola del Padre respingendo quella del demonio. Maria ha preparato il terreno, accogliendo il Figlio che avrebbe compiuto l'opera. In loro l'orecchio dell'uomo si è di nuovo aperto a Dio per chiudersi al serpente, e la carne è tornata a vestire il figlio obbediente del Padre, capace di ascoltare e custodire le sue Parole nella beatitudine della sua intimità per la quale era stato pensato. 

    A questo siamo chiamati anche noi, figli della Chiesa. In essa siamo stati rigenerati, e continuiamo a rinascere ogni giorno nella misericordia, per ascoltare Dio che ci parla attraverso la predicazione, la meditazione, la lettura, ma anche attraverso gli eventi e le persone della nostra storia. Forse ci parlerà oggi con le parole irritanti della persona che avremo accanto. Eh no! Questo significa che se mio marito mi lancia una frecciatina, o se mia moglie mi rinfaccia qualcosa, sarebbe Dio a parlarmi? Suvvia.... Invece è proprio così! Ed è proprio questo che significa "non conoscere più nessuno secondo la carne", neanche il coniuge: abbandonare ogni schema, aprire i confini e accettare ogni possibilità che non rientri negli spazi, angusti, del nostro sguardo. Così Dio ci parla anche in coloro che ci insultano, molestano, ingannano. Ci parla per attirare su di Lui l'attenzione, per aiutarci a consegnargli la nostra vita, come fece Gesù nel Getsemani. Non era il Padre che gli parlava attraverso i farisei che cercavano di coglierlo in fallo? Non era suo Padre che gli parlava con il bacio traditore di Giuda? Era proprio suo Padre che, con i fatti e le persone, dischiudeva dinanzi a Lui la sua volontà. E Gesù, in un combattimento angosciante che lo ha fatto sudare sangue, ha ascoltato il Padre, e ha accolto la sua volontà, rigettando la propria, circuita dalle parole subdole dell'avversario.  Così anche noi, figli di Maria e della Chiesa, siamo nati nell'ascolto per vivere ascoltandoLiberi di seguire le piroette a volte incomprensibili della volontà di Dio, Parola che si incarna ogni istante in eventi spesso contraddittori, che ci accompagnano giorno dopo giorno, a consegnare a Dio la nostra volontà. Così, uniti a Cristo nell'ascolto obbediente, entreremo nella via dolorosa che ci attende, dove stendere le braccia e amare sino alla fine chi ci è stato affidato. Certe relazioni forse non cambieranno mai, perché agli occhi di Dio sono perfette così. Perfette per noi, perché in esse possiamo incontrarLo e conoscerlo in una pienezza che la sola carne non può soddisfare. E' la beatitudine che sa di Cielo, l'aperitivo che Dio ci vuole donare anche oggi, laddove non sospettiamo. Le parole dure e ironiche della suocera sono l'unico souvenir del Cielo... Proprio quando le ascolteremo, sperimenteremo la beatitudine di Maria: sotto la Croce, nel momento più doloroso, quando il mistero di suo Figlio come una spada le trapassava l'anima, ha ascoltato e custodito con Lui la stessa Parola del Padre, per entrare insieme nella beatitudine eterna. In quel momento Maria stava ricevendo il centuplo: aveva "ascoltato la Parola", l'aveva "custodita", e s'era fatta latte che sgorgava dalle sue sante mammelle, alimento materno che Gesù ha succhiato con le sue labbra, dalle quali sarebbe uscita la Parola del Vangelo. Maria gli aveva dato il suo latte che ora stillava come sangue dalla sua carne benedetta: la vita di Maria era divenuta la vita di Gesù, offerta per salvare la vita di ogni uomo. Allo stesso modo accade in noi: la Chiesa ci allatta con la Parola di Dio, che, accolta e compiuta nella nostra carne, diviene sangue, vita vera, da offrire al mondo. Sì, è il centuplo, è la beatitudine, perché Maria aveva donato ogni goccia del suo latte a Gesù per ogni uomo. Sul Golgota ha visto quel latte nutrire i peccatori attraverso le ferite della carne di suo Figlio; così, la Chiesa vedrà il latte della misericordia con cui ci nutre, farsi amore in noi per ogni uomo.



    QUI IL COMMENTO ESTESO E GLI APPROFONDIMENTI




    O Maria, allatta il tuo Creatore! 
    Allatta il pane del cielo, il riscatto del mondo: 
    offri la mammella a Lui che la succhia 
    Il piccolo bambino si nutra con il latte del tuo seno. 

    Fausto, vescovo di Riez



    La carne e il sangue non giovano a nulla, neanche per Maria. E' lo Spirito che dà la vita, e le Parole del Signore sono Spirito e Verità. La beatitudine alla quale tutti aneliamo è quella "gridata" dalla donna. La beatitudine a cui siamo chiamati è, invece, quella annunciata da Gesù. C'è qualcosa, Qualcuno più grande, anche della relazione umana tra Maria e suo Figlio. Gesù è come se dicesse: se la beatitudine di Maria non consiste nell'essere colei che mi ha partorito e allattato, allora la felicità autentica non risiede neanche nell'aver generato figli. Se la relazione umana (nella carne) più intima con Gesù non è fonte di beatitudine, a maggior ragione significa che non dobbiamo cercare la felicità e la realizzazione in nessuna relazione umana, da quella con i propri figli a quella con il coniuge, con il fidanzato, gli amici o i colleghi. Gesù si è fatto carne per redimere la carne e renderla "capace" di ospitare lo Spirito Santo. L'incarnazione, infatti, aveva come fine la divinizzazione dell'uomo e non l'esaltazione della sua carnalità. Più volte Gesù si rivolge alla Madre chiamandola semplicemente donna, aprendo così una prospettiva nuova nelle relazioni umane, a cominciare da quelle familiari: "chi non odia suo padre,e sua madre e perfino la sua vita non può essere mio discepolo". San Paolo dice che, se anche ha conosciuto Cristo nella carne, ora non lo conosce più così; e, con Lui, ormai non conosce più nessuno secondo la carne. Ciò significa che l'intimità che fa di due una sola carne, secondo il significato originale del verbo "conoscere" nella Scrittura, anche se "ospitata" dalla carne non è più legata ad essa. Non sono più i criteri mondani e carnali a definire e determinare un rapporto. Non è più mi piace o non mi piacesento o non sentovoglio o non voglio. Si tratta di una novità assoluta.

    Spesso crediamo che ciò che ci impedisce di essere felici siano le relazioni difficili: il carattere ruvido e superficiale del marito o le nevrosi della moglie; l'immaturità cronica e la testardaggine dei figli. E invidiamo chi, apparentemente, ha relazioni migliori: beata te con tuo marito... Che fortuna avere una figlia come la tua... O capita di chiuderci nel pessimismo che nasce dagli ideali che ci siamo costruiti e poi miseramente crollati. La beatitudine - la felicità, il compimento della vita - non procede, invece, da una rimessa in ordine delle nostre relazioni secondo criteri umani o, peggio, mondani. La pacificazione, la comunione, lo stesso amore, sono i frutti maturi di chi ha gustato la beatitudine autentica: ascoltare e custodire la Parola. Di chicome Maria, ha fatto del proprio cuore, della mente e della stessa carne, il ventre nel quale Dio ha potuto compiere l'impossibile. La sua carne è stata lo scrigno dove la novità della volontà di Dio ha potuto realizzarsi entrandovi attraverso l'ascolto, perché, anche per Lei, la fede viene dalla predicazione. Ascoltare, infatti, significa obbedire. Maria ha gustato la beatitudine dell'ascolto nella consegna libera e stupita alla voce che le parlava, annunciandole una novità così sconvolgente da farla tremare. Sapeva bene di non aver "conosciuto" uomo secondo la carne, e che, per avere un figlio restando intatta nella verginità, sarebbe dovuto accadere l'impossibile. In Lei tutto è cominciato al di là della carne, per redimere ogni carne. E questo è anche all'origine di ciascuno di noi. E' vero che siamo stati concepiti nel peccato da nostra madre, ma è anche vero che prima del peccato vi è stato il pensiero eterno nel quale Dio ci ha amato al punto da crearci e darci la vita. La tensione che viviamo, le cadute e le ferite, tutto nasce da questa scintilla accesa dall'incontro tra l'amore purissimo nel quale siamo stati pensati e creati e l'atterraggio brusco nel seno ferito dal peccato di nostra madre. Siamo stati pensati per la beatitudine eterna, mentre la carne reclama una beatitudine adatta a lei, un "ventre che porta" e un "seno che allatta". 

    Per questo in Maria, concepita senza peccato, si rivela il piano sconvolgente d'amore di Dio. Il suo atterraggio nella carne è stato morbido, senza il dolore del peccato, per accogliere il Figlio senza peccato e dargli così una carne senza peccato. Ma poi il peccato si è avventato su Madre e Figlio, non risparmiando loro nessun dolore. Era infatti necessario che, per riconsegnarci alla Parola originaria nella quale Dio ci ha dato la vita, Qualcuno intervenisse laddove è avvenuto il guasto. Era necessaria una carne capace di "funzionare" bene laddove tutte le altre avevano fallito. Era necessaria una carne capace di ascoltare la Parola del Padre respingendo quella del demonio. Maria ha preparato il terreno, accogliendo il Figlio che avrebbe compiuto l'opera. In loro l'orecchio dell'uomo si è di nuovo aperto a Dio per chiudersi al serpente, la morte infilatasi nella perfetta creatura di Dio è stata vinta, e il guasto riparato. In loro l'uomo è ritornato ad essere figlio obbediente del Padre, capace di ascoltare e custodire le sue Parole, e di gustare così la beatitudine della sua intimità, quella per la quale era stato pensato.

    Da subito Maria aveva imparato a custodire e difendere la Parola ascoltata che si faceva vita nuova in Lei. Per questo Maria ha concepito Gesù prima nel cuore e poi nella carne, lasciandosi plasmare dalla Parola creatrice alla quale ha prestato ascolto. Così, in Maria, "ascoltare" e "custodire" hanno coincisoE poi il parto e il latte donato, tutto avvolto nel mistero di una Grazia immensa racchiusa in un grumo di sofferenza: dalle sue mammelle Gesù ha bevuto il latte della fede imparando, come un bimbo divezzato in braccio a sua madre, ad entrare sereno e senza pretese nella volontà del Padre. Il latte succhiato dalle mammelle di Maria è diventato il sangue versato sulla Croce. Ma nessun moralismo, nessun volontarismo, solo l'accoglienza e la custodia di una Parola. A questo siamo chiamati anche noi, figli della Chiesa. Erede di Israele, essa nasce e vive nella Parola, per annunciarla sino agli estremi confini della terra, le periferie tanto care a Papa Francesco: "Penso al sacerdote, che ha il compito di predicare. Come può predicare se prima non ha ascoltato, nel silenzio, con il cuore? Penso al papà e alla mamma, che sono i primi educatori: come possono educare se la loro coscienza non è illuminata dalla Parola di Dio, se il loro modo di pensare e di agire non è guidato dalla parola, quale esempio possono dare ai figli? E penso ai catechisti, a tutti gli educatori: se il loro cuore non è riscaldato dalla Parola, come possono riscaldare i cuori degli altri, dei bambini, dei giovani, degli adulti? Non basta leggere le Sacre Scritture, bisogna ascoltare Gesù che parla in esse, bisogna essere antenne che ricevono, sintonizzate sulla Parola di Dio, per essere antenne che trasmettono!" (Papa Francesco). Abbiamo bisogno di nutrirci dal seno di Maria, della Chiesa. La Parola, i sacramenti, la comunità, il Magistero, sono il latte che si trasformerà in noi nella vita da consegnare per amore, quella che i fratelli ci chiedono ogni giorno. 

    Nella Chiesa siamo stati rigenerati, e continuiamo a rinascere ogni giorno nella misericordia, per ascoltare Dio che ci parla attraverso la predicazione, la meditazione, la lettura, ma anche attraverso gli eventi e le persone della nostra storia. Forse ci parlerà oggi con le parole irritanti della persona che avremo accanto. Eh no! Questo significa che se mio marito mi lancia una frecciatina, o se mia moglie mi rinfaccia qualcosa, sarebbe Dio a parlarmi? Suvvia.... Invece è proprio così! Ed è proprio questo che significa "non conoscere più nessuno secondo la carne", neanche il coniuge: abbandonare ogni schema, aprire i confini e accettare ogni possibilità che non rientri negli spazi, angusti, del nostro sguardo. 

    Così Dio ci parla anche in coloro che ci insultano, molestano, ingannano. Ci parla per attirare su di Lui l'attenzione, per aiutarci a consegnargli la nostra vita, come fece Gesù nel Getsemani. Non era il Padre che gli parlava attraverso i farisei che cercavano di coglierlo in fallo? Non era suo Padre che gli parlava con il bacio traditore di Giuda? Era proprio suo Padre che, con i fatti e le persone, dischiudeva dinanzi a Lui la sua volontà. E Gesù, in un combattimento angosciante che lo ha fatto sudare sangue, ha ascoltato il Padre, e ha accolto la sua volontà, rigettando la propria, circuita dalle parole subdole dell'avversario. Nel Getsemani, Gesù ha conosciuto il Padre al di là della carne, rigettando ogni suo desiderio, per farne uno strumento docile alla volontà celeste. Come Maria all'annuncio dell'angelo, il momento esatto nel quale Gesù è stato generato: ha ricevuto la sua carne umana  attraverso e nell'ascolto di Maria. La sua umanità è stata plasmata sin dall'inizio nella docilità umile dell'ascolto; e così durante la sua vita alla scuola di una madre che ascoltava e serbava nel cuore ogni parola. 

    Così anche noi, figli di Maria e della Chiesa, siamo nati nell'ascolto per vivere ascoltando. Per questo saremo beati solo quando ascolteremo per custodire la Parola ascoltata, come Maria. Liberi di seguire le piroette a volte incomprensibili della volontà di Dio, Parola che si incarna ogni istante in eventi spesso contraddittori, che ci accompagnano giorno dopo giorno, a consegnare a Dio la nostra volontà. Così, uniti a Cristo nell'ascolto obbediente, entreremo nella via dolorosa che ci attende, dove stendere le braccia e amare sino alla fine chi ci è stato affidato. Solo sulla Croce, infatti, potremo allattare con la misericordia chi ci è vicino. Certe relazioni forse non cambieranno mai, perché agli occhi di Dio sono perfette così. Perfette per noi, perché in esse possiamo incontrarLo e conoscerlo in una pienezza che la sola carne non può soddisfare. E' la beatitudine che sa di Cielo, l'aperitivo che Dio ci vuole donare anche oggi, laddove non sospettiamo. Le parole dure e ironiche della suocera sono l'unico souvenir del Cielo... Proprio quando le ascolteremo sperimenteremo la beatitudine di Maria: sotto la Croce, nel momento più doloroso, quando il mistero di suo Figlio come una spada le trapassava l'anima, ha ascoltato e custodito con Lui la stessa Parola del Padre, per entrare insieme nella beatitudine eterna. 


    APPROFONDIMENTI


    Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
    Discorsi sul vangelo di Matteo,  25,7-8; PL 46,937 (trad. dal breviario 21/11)

    «Beato il ventre che ti ha portato!»

            Fate attenzione, vi prego, a quello che disse il Signore Gesù Cristo, stendendo la mano verso i suoi discepoli: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre»(Mt 12,49-50). Forse che non ha fatto la volontà del Padre la Vergine Maria, la quale credette in virtù della fede, concepì in virtù della fede?... Ha fatto, sì certamente, la volontà del Padre Maria santissima e perciò... era beata, perché, anche prima di dare alla luce il Maestro, lo portò nel suo grembo.

            Osserva se non è vero ciò che dico. Mentre il Signore passava, seguito dalle folle, e compiva i suoi divini miracoli, una donna esclamò: «Beato il grembo che ti ha portato!». Felice il grembo che ti ha portato! E perché la felicità non fosse cercata nella carne, che cosa rispose il Signore? «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano». Anche Maria proprio per questo è beata, perché ha ascoltato la parola di Dio e l'ha osservata. Ha custodito infatti più la verità nella sua mente, che la carne nel suo grembo. Cristo è verità, Cristo è carne; Cristo è verità nella mente di Maria, Cristo è carne nel grembo di Maria. Conta di più ciò che è nella mente, di ciò che è portato nel grembo. Santa è Maria, beata è Maria!...

            Perciò, o carissimi, badate bene: anche voi siete membra di Cristo, anche voi siete corpo di Cristo (1Cor 12,27)... perché «Chiunque ascolta e chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».... Quando dico fratelli, quando dico sorelle, è chiaro che intendo parlare di una sola e medesima eredità. Perciò anche nella sua misericordia, Cristo, essendo unico, non volle essere solo, ma fece in modo che fossimo eredi del Padre e suoi coeredi nella medesima sua eredità (Rm 8,17).

    Grotta del Latte


    Dalla parte orientale del colle nel quale si erge la Basilica della Natività, si trova la Grotta del Latte, detta in arabo "Magharet Sitti Mariam", la grotta della Signora Maria. Il luogo è raggiungibile percorrendo una stradina che prosegue lungo il lato sud della Basilica (Tarik Magharet el Halib, via della Grotta del Latte) che parte dalla piazza centrale di Betlemme. Secondo una leggenda del VI sec., la Madonna si nascose qui durante la strage degli Innocenti, allontanandosi dalla mangiatoia, dove aveva messo al riparo il Bambino, dai persecutori mandati da Erode. Questa leggenda scomparve presto e fu sostituita da un’altra.
    S. Giuseppe, avvertito da un angelo del pericolo che incombeva sul Bambino e della necessità di trasferirsi in Egitto, si mise subito a fare i preparativi per il viaggio e sollecitò la vergine che stava allattando. Alcune gocce, nella fretta, caddero a terra e la roccia da rosa divenne bianca. Nel 2007 è stato portato a termine il restauro della Grotta, che ne ha ripulito le pareti e restituito la luce originaria. La nuova chiesa costruita sopra l'antica Grotta è opera degli architetti Luigi Leoni e Chiara Rovati, lavoro realizzato grazie al sostegno di fedeli slovacchi ed italiani.
    La Grotta del Latte è affiancata dal monastero affidato alle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. Un corridoio interno collega la Grotta con la Cappella del SS.Sacramento e con la chiesa superiore: l'Adorazione Eucaristica continua tutto il giorno ed è possibile per tutti i pellegrini sostarvi in silenziosa preghiera.
    Sino dal Vi sec. si conoscevano, in Europa ed in Oriente, reliquie provenienti da questa grotta: pezzetti di roccia polverizzata e compressa in formette, tipo di confezione che restò poi in uso fino all’inizio del nostro secolo. I più antichi esemplari conosciuti sono due: ed uno ricevuto da Carlo Magno, dopo l’800, e posto in una chiesa della Piccardia. Il vescovo Ascetino portò una di queste reliquie al campo di Baldovino III durante l’assedio di Ascalon del 1123.
    La roccia aveva assunto proprietà curative, in particolare aveva il potere di far venire il latte alle madri che ne fossero prive. Il primo a notare la credenza popolare fu Perdicca di Efeso (1250): da quel momento la diffusione delle reliquie divenne enorme. A poco a poco causa l’asportazione della roccia, la grotta perse il suo aspetto primitivo e i due vani laterali vennero ingranditi. A parte alcune testimonianze molto antiche, la prima delle quali risale al VI sec., sappiamo per certo che la grotta era venerata già prima dell’arrivo dei Crociati (Daniele – 1106). Dopo le Crociate, una comunità religiosa tenne desto lo speciale culto mariano fino al 1349-1353, epoca in cui i Musulmani danneggiarono gravemente monastero e chiesa.
    I Francescani rimisero in onore il Santuario e il luogo di culto a esso collegato. Il loro progetto di fabbricare sopra e dintorno la grotta, una chiesa, un convento, un campanile con campane e un cimitero, come risulta dalla Bolla Inter Cunctos di Gregorio XI, spedita da Avignone il 25 novembre 1375 (Bullarium Franciscanum, Roma 1902), rimase per il lungo tempo inattuato. Soltanto nel 1494 essi poterono compiere dei restauri e rinnovare l’altare. Nel XVI sec. un terremoto fece cadere anche i muri principali degli edifici che erano in condizioni quasi buone, e la grotta restò pressochè sepolta sotto le rovine.
    L’ostilità dei greci ortodossi e l’incredibile burocrazia ottomana, che non voleva riconoscere i documenti comprovanti i diritti dei Latini perché erano “troppo antichi”, ostacolarono tutte le iniziative: soltanto nel 1871 i Frati Minori poterono costruire l’ospizio e l’oratorio che oggi vediamo.
    Il Santuario è sempre molto venerato e la credenza popolare non si è mai spenta: tuttora, dopo 16 secoli, le donne indigene, sia cristiane che maomettane, pregano qui la Vergine Maria per ottenere latte abbondante per le loro creature.
    Gli abitanti del posto hanno espresso la loro devozione ornando la cappella con lavoro di madreperla. La facciatina, dono di Arabi cristiani, è un bel lavoro di artigiani locali (1935), che hanno trattato la pietra come madreperla. Notevole è anche l’archetto a metà della scala interna, aggraziato dall’alternarsi di pietre bianche e rosse. Ricerche archeologiche effettuate nella zona hanno portato alla luce tombe bizantine e crociate, testimonianza del culto locale.
    Salendo sopra la grotta a destra si possono vedere i resti di mosaici con croci risalenti al V sec. che fanno ipotizzare la presenza di una chiesa. Inoltre si ipotizza che questa zona fosse al tempo di Gesù una zona abitata, che il villaggio fosse da questa parte.



  • CALENDARIO 2020 DELLA MISSIONE DI TAKAMATSU



    Takamatsu 10 Ottobre 2019


    CARISSIMI FRATELLI, ANCHE QUEST'ANNO HO PREPARATO PER VOI E PER I VOSTRI AMICI E CONOSCENTI, IL CALENDARIO DELLA MISSIONE DI TAKAMATSU. 

    COME MOLTISSIMI DI VOI SANNO, PER NOI QUI IN MISSIONE IN GIAPPONE LA PUBBLICAZIONE DEL CALENDARIO E' MOLTO IMPORTANTE. E' UNA OCCASIONE PER SENTIRCI E FARVI SENTIRE VICINI, COSI' CHE POTRETE PREGARE OGNI GIORNO PER NOI E PER L'EVANGELIZZAZIONE QUI E IN TUTTA L'ASIA. QUEST'ANNO HO INSERITO, ACCANTO AD ALCUNE IMMAGINI SUGGESTIVE DEL GIAPPONE E DELLA STORIA DELLA SUA CHIESA, LE FOTO DEGLI EVENTI E DEI MOMENTI SALIENTI DELLA MISSIONE DI QUESTO 2019. ANCHE GRAZIE ALLA VOSTRA GENEROSITA' ABBIAMO POTUTO ANNUNCIARE IL VANGELO, FORMARE BAMBINI, GIOVANI E ADULTI, FARE INCONTRI E PELLEGRINAGGI, CURARE GLI ANZIANI. NON FINIREMO MAI DI RINGRAZIARE DIO PER VOI E ANCHE TUTTI VOI. PREGHIAMO OGNI GIORNO, E IO VI ASSICURO IL RICORDO IN OGNI MESSA CHE CELEBRO.

    PER QUESTO ANCHE QUEST'ANNO VI OFFRIAMO UN'OCCASIONE PER AIUTARCI AD EVANGELIZZARE IN MEZZO A UNA GRANDE PRECARIETA' ECONOMICA. QUASI OGNI GIORNO SORGONO ESIGENZE ALLE QUALI LA PROVVIDENZA CI DONA SEMPRE DI POTER FARE FRONTE, GRAZIE A VOI CHE SIETE UNA REALE INCARNAZIONE DELL'AMORE DI DIO CHE CI HA INVIATO AD EVANGELIZZARE QUESTA TERRA.

    VI RINGRAZIO INFINITAMENTE PER QUANTO AVETE FATTO E PER QUANTO FARETE. CHE DIO VI BENEDICA TUTTI CON IL CENTUPLO E VI COLMI DI OGNI GRAZIA. 

    DON ANTONELLO

    CHI DESIDERA IL CALENDARIO DEVE SCRIVERE A QUESTO INDIRIZZO MAIL :

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    INDICANDO:

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    SE NON AVETE POSSIBILITA' DI INVIARE UNA MAIL VI PREGO DI SCRIVERE UN MESSAGGIO WHATSAPP AL NUMERO DA CUI RICEVETE IL COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO (ANCHE SE PER COMODITA' PREFERIREI CHE MI INVIASTE UNA MAIL).

    PER VELOCIZZARE E RIDURRE LE SPESE VI CHIEDO, QUANDO E' POSSIBILE, DI PROVVEDERE A ORDINI CUMULATIVI, AD ESEMPIO UNENDOVI CON AMICI, PARENTI O MEMBRI DELLA STESSA COMUNITA'. VI INVITO ANCHE A FARVI A VOSTRA VOLTA AMBASCIATORI DELLA MISSIONE PROPONENDO IL CALENDARIO A QUANTE PIU' PERSONE POSSIBILE...

    VI INVITO A PRENOTARE LE COPIE AL PIU' PRESTO, COSI' RIUSCIREMO A FAR ARRIVARE IL CALENDARIO IN ANTICIPO SULL'ANNO NUOVO. VI CHIEDO SCUSA PER EVENTUALI DISSERVIZI NELLO SCORSO INVIO. FAREMO IL POSSIBILE PERCHE' NON SI RIPETANO. E' TUTTO ARTIGIANALE, A ROMA MI AIUTANO DEI RAGAZZI.... STANNO IMPARANDO, ANCHE SE SONO BRAVISSIMI....

    COME SEMPRE, NELLA MASSIMA LIBERTA', POTRETE FARE LA VOSTRA OFFERTA SECONDO LE POSSIBILITA', QUELLO CHE AVANZERA' DALLE SPESE DI PRODUZIONE E SPEDIZIONE SARA' UTILIZZATO PER LE TANTE NECESSITA' DELLA MISSIONE. PER L'INVIO DELLE OFFERTE TROVATE LE ISTRUZIONI IN FONDO AL MESSAGGIO.

    VI RINGRAZIO ANCHE A NOME DEI FRATELLI CHE CONDIVIDONO CON ME LA MISSIONE E DEI TANTI GIAPPONESI CHE, ANCHE GRAZIE ALLA VOSTRA GENEROSITA', SONO E SARANNO RAGGIUNTI DALL'ANNUNCIO DEL VANGELO, L'UNICO CHE PUO' SALVARE E CAMBIARE RADICALMENTE LA VITA.

    CHE DIO VI BENEDICA


    Antonello Pbro

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