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Vangelo del Giorno

Vangelo del Giorno

  • 9 Agosto. Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)




    αποφθεγμα Apoftegma

    Chi si è messo dalla parte del Cristo risulta morto per il mondo, come il mondo risulta morto per lui.
    Egli porta nel suo corpo le stimmate del Signore; è debole e disprezzato nell'ambiente degli uomini, ma appunto per questo è forte in realtà, perché nelle debolezze risalta pienamente la forza di Dio.
    Profondamente convinto di questa verità, il discepolo di Gesù non solo abbraccia la croce che gli viene offerta, ma si crocifigge da sé: «Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri».
    Essi hanno ingaggiato una lotta spietata contro la loro natura, per liquidare in se stessi la vita del peccato e far posto alla vita dello spirito. È quest'ultima sola quella che importa. La croce non è fine a se stessa. Essa si staglia in alto e fa da richiamo verso l'alto.
    Quindi non è soltanto un'insegna, è anche l'arma vincente di Cristo, la verga da pastore con cui il divino Davide esce incontro all'infernale Golia, il simbolo trionfale con cui egli batte alla porta del cielo e la spalanca.
    Allora ne erompono i fiotti della luce divina, sommergendo tutti quelli che marciano al seguito del Crocifisso.

    Edith Stein










    L'ANNUNCIO
    Dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13. 

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. 
    Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 
    le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; 
    le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi. 
    Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. 
    A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! 
    Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 
    E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. 
    Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. 
    Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 
    Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! 
    Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. 
    Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora." 



    COME EDITH STEIN, CROCIFISSI CON CRISTO PER VIVERE SOLO DEL SUO AMORE
    "Chi mi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua: la croce è assunta come simbolo di tutto ciò che è difficile, gravoso e così fortemente contrario alla natura da risultare per chi se lo addossa, quasi una marcia verso la morte. E questo peso,  il discepolo di Gesù deve caricarselo in spalla ogni giorno. L’annuncio della morte presentava al vivo davanti agli occhi dei discepoli l’immagine de Crocifisso, e la presenta, ancor oggi a chi legge o ascolta il Vangelo. Da esso si sprigiona un silenzioso richiamo che invita a una risposta. Gli inviti a seguirlo sulla via crucis della vita ci danno anche in mano l’adeguata risposta, offrendoci pure modo di penetrare il significato della morte in croce; infatti, alle parole d’invito, si collega immediatamente l’avvertimento: Chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; mentre chi avrà perduta la sua vita per amor mio, la salverà... Cristo fa dono della sua vita per aprire agli uomini l’entrata alla eterna vita... Quindi, per conquistare la vita eterna devono anch’essi sacrificare quella terrena. Devono morire con Cristo,per risuscitare con Lui: devono sobbarcarsi la sfibrante, continua morte della sofferenza e dell’abnegazione, nonché la morte reale del martire – se necessario – spargendo il proprio sangue per il messaggio di Cristo... L’anima diventa una cosa sola con Cristo, giungendo a vivere della Sua vita: ma soltanto, nella dedizione al Crocifisso, soltanto dopo che avrà battuto l’intera Via Crucis accanto a Lui" (Edith Stein).






  • Giovedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario




    αποφθεγμα Apoftegma

    "Ed io ti dico che tu sei Pietro"
    Egli infatti aveva detto: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"
    E Cristo a lui: "Ed io ti dico che tu sei Pietro, 
    e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa"
    Sopra questa pietra edificherò la fede che tu confessi. 
    Sopra ciò che hai detto
    Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, 
    edificherò la mia Chiesa
    Tu sei Pietro infatti. 
    Da pietra Pietro, non pietra da Pietro
    Pietro da pietra così come cristiano da Cristo
    Vuoi sapere da quale pietra sia chiamato Pietro? 
    Ascolta un poco:... e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale. 
    Bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava: 
    e la roccia era il Cristo
    Ecco da chi Pietro.

    S. Agostino












    L'ANNUNCIO
    Dal Vangelo secondo Matteo 16,13-23.
    In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». 
    Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 
    E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 
    Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
    Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. 
    Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».






    CON LE CHIAVI DEL CIELO LA CHIESA FA DEL MONDO IL TEMPIO DOVE CRISTO RISCATTA OGNI UOMO 

    La risposta immediata di Pietro è come un lampo nella notte: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". La fede che emerge da queste parole non è il frutto di una speculazione, non c'entrano "carne e sangue". Fosse per queste, in Gesù Pietro non avrebbe potuto che vedere, come gli altri, "qualcuno dei profeti". Davanti a Gesù non basta il "pensiero secondo gli uomini", per quanto sottile e intelligente: a Dio, infatti, "è piaciuto nascondere queste cose ai sapienti e agli intelligenti" per "rivelarle ai piccoli". Pietro, nel momento che, a nome della Chiesa intera, professa il fondamento della fede, è il più piccolo tra i piccoli suoi fratelli; per questo, e solo per questo, ne è divenuto il primo, vertice insostituibile di comunione. Non si tratta di un pio esercizio di umiltà, ma dellaverità: "Cristo non scelse come pietra angolare il geniale Paolo o il mistico Giovanni, ma un imbroglione, uno snob, un codardo: in una parola, un uomo. E su quella pietra Egli ha edificato la Sua Chiesa, e le porte dell'Inferno non hanno prevalso su di essa. Tutti gli imperi e tutti i regni sono crollati, per questa intrinseca e costante debolezza, che furono fondati da uomini forti su uomini forti. Ma quest'unica cosa, la storica Chiesa cristiana, fu fondata su un uomo debole, e per questo motivo è indistruttibile. Poiché nessuna catena è più forte del suo anello più debole" (Gilbert Keith Chesterton). Il peso e la gloria del primo tra gli apostoli, come quelle dei suoi successori, nascono dal segno divino impresso nel suo cuore e nella sua mente. Dovrà lottare Pietro, ogni giorno, per tenere a bada "carne e sangue". Dovrà obbedire a Cristo che, per proteggere la Verità in un mondo di menzogne, continuerà a ripetergli, nel corso dei secoli, "Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!". Ma proprio per questa sua infinita debolezza, Gesù "consegna" a Pietro "le chiavi" del Cielo, la Croce sulla quale anche lui sarà inchiodato. Le "chiavi" designano l'autorità: i genitori saggi, infatti, attendono molto prima di affidare ai figli quelle di casa... Un tempo esse erano molto grandi, per questo venivano portate sulle spalle, come incontriamo anche nella Scrittura. La Croce è la "chiave" con la quale il Signore ha aperto il Cielo e chiuso l'inferno per tutti quelli che lo accolgono; l'ha portata sulle sue spalle, ne ha sentito tutto il peso e la responsabilità mentre i chiodi ne trapassavano le carni e lo univano ad essa. Così ha consegnato a Pietro le "chiavi" del Regno, chiamandolo ad essere crocifisso con Lui, a portare con Lui il giogo leggero e soave sulle spalle, per imparare l'umiltà e la mitezza con le quali "sciogliere" gli uomini dalla schiavitù al mondo, alla carne e al demonio, e "legarli" così a Cristo in un'alleanza incorruttibile che li faccia figli del Padre celeste. Ma per "sciogliere" e "legare" è necessario innanzi tutto, essere personalmente "sciolti" dall'orgoglio e "legati" alla verità che è umiltà. Per strappare gli uomini dal potere di satana, non c'è altro cammino che quello che conduce a Gerusalemme, ogni giorno, ogni istante; Gesù lo ha "spiegato" ai suoi intimi subito dopo aver consegnato a Pietro le chiavi del regno, rivelando l'unico programma vincente per la Chiesa: il corpo di Cristo "deve andare a Gerusalemme, e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno". Come Isacco sull'erta del Moria e come il Signore sulla via del Calvario, anche Pietro dovrà essere "legato" alla Croce per essere "sciolto" dalla morte: "In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tua mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi" (Gv. 21,18). Ecco il profilo unico e inconfondibile delle "chiavi": andare dove non si vuole, che è il cuore di ogni discernimento, perché sono le chiavi che Gesù ha ricevuto nel Getsemani per entrare nella morte e uscirne vittorioso; l'obbedienza che "scioglie" ogni parola della Scrittura per "legarla" alla vita di ogni uomo. Solo il discernimento impedisce alle "potenze degli inferi" di "prevalere sulla Chiesa" e sulla vita dei suoi figli. 



    Secondo il fine esegeta F. Manns, sullo sfondo del Vangelo di oggi vi è un brano del Midrash Tannaim che commenta il passo di Deuteronomio 33,5; in entrambi si ricorda il dono della Legge: "il problema che preoccupa l'autore del midrash è quello dell'autorità che ha il diritto di interpretare la Legge e di dedurne la halakah, cioè l'interpretazione giuridica. Quando il principe raduna gli anziani per deliberare sull'halakah, allora il regno dei cieli si realizza in essi in alto... Anzi, il regno è una realtà interiore che si realizza in essi, che, riuniti intorno al principe, hanno la "chiave" della scienza, ma anche la "chiave" del regno, poiché da essi dipende la realizzazione attuale del Regno dei Cieli... L'espressione legare-sciogliere significa innanzitutto il potere di interpretare la Scrittura, e di derivarne i comportamenti da indicare al popolo. Ora, questo potere di fissare la Halakah viene dato a Pietro, la roccia, che riunisce i presbiteri" (F. Manns). Tutti abbiamo bisogno della Pietra che ci aiuti a discernere gli eventi, per non restarne ciecamente irretiti; di Pietro e della Chiesa perché ci illuminino con la Parola di Dio e il Magistero il cammino che ci fa giungere alla misura della pienezza di Cristo, cui siamo chiamati ad arrivare per essere realmente adulti nella fede. Non è un caso che il capitolo seguente quello di oggi, inizi con “sei giorni dopo …” introducendo così l’episodio della Trasfigurazione; con il riferimento alle "tende" o "capanne" che Pietro vuole issare, l'autore ci offre l'indizio per inquadrare l'episodio accaduto sul monte Tabor durante la festa delle capanne (sukkoth); essa seguiva proprio di "sei giorni" la festa dello Yom Kippur, o Giorno dell'espiazione, il grande giorno del perdono, l'unico dell'anno nel quale il Sommo Sacerdote entrava nel Santo dei Santi del Tempio e vi pronunciava il nome di Dio: "Era dunque questa festa dell'Espiazione che era stata scelta da Gesù per fare la domanda sulla propria identità e ottenere da Simone la professione di fede. Era anche la data scelta per dare un nuovo nome a Simone e annunziargli il suo destino... Gesù desidera che venga pronunciato il nome divino nella nuova prospettiva in cui la liturgia dell'Antica Alleanza troverà il suo compimento. Quando Simone lo proclama Figlio del Dio vivente, risponde a questo desiderio. Pronuncia il nuovo nome divino... Senza saperlo, Simone svolge il ruolo del Sommo Sacerdote che, nella festa dell'Espiazione, proclamava il nome di Dio; lo fa esprimendo la sua fede nel Figlio di Dio, un Figlio che è Dio." (Ignace de La Potterie). Mentre nel Tempio il Sommo Sacerdote in carica Kaipha pronunciava il Nome dell'Altissimo, "nella regione di Cesarèa di Filippo", in pieno territorio pagano, Pietro - Keypha, il nuovo Sommo Sacerdote, annuncia il "Tu" di Colui che avrebbe perdonato ogni peccato, confessando la fede della Chiesa in Gesù di Nazaret, il Messia atteso, "il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Il suo Nome non è più pronunciato nel chiuso e nel segreto del Santo dei Santi, ma annunciato in mezzo alle strade, nelle "periferie" del mondo, laddove tu ed io siamo immersi, con una familiarità e una confidenza che ci trascina, in un istante, nel cuore stesso di Dio: "Tu" sei Dio, "Tu" mio fratello, e amico, e sposo. Da quel giorno Pietro e la Chiesa annunceranno la fede che vince il mondo in ogni suo centimetro quadrato, pronti a sporcarsi come Gesù alla ricerca di ogni pecora perduta. Così noi, chiamati a riconoscere l'amore di Dio nelle situazioni più difficili, laddove il peccato "lega" gli uomini al dolore e alla morte per "scioglierli" nella libertà dei figli di Dio. "Beati" noi, allora, che siamo stati chiamati ad essere una pietra su cui ogni uomo possa posare i suoi dolori, le incertezze e i dubbi: beati noi, scelti per annunciare il Vangelo, e per questo, in ogni circostanza, il potere infinito dell'amore di Dio risplendente nella Gloria della sua risurrezione, ci terrà stretti alla sua Croce, chiave del regno di Dio: con Lui e in Lui, nella comunione della Chiesa unita a Pietro, sperimenteremo in tutto che "le potenze degli inferi non prevarranno su di essa", mentre il Vangelo del regno sarà annunciato a ogni uomo.

    J. Tissot. Vade retro satana



    QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI





  • Mercoledì della XVIII settimana del Tempo Ordinario



    αποφθεγμα Apoftegma

    Quando uno di noi ha la coscienza macchiata dall'egoismo, 
    dalla superbia, dalla vana gloria, dal disprezzo, 
    dall'ira, dalla gelosia o da qualche altra passione, 
    ha proprio, come quella donna di Canaan, 
    «una figlia crudelmente tormentata da un demonio». 
    Che corra dunque a supplicare il Signore affinché egli la guarisca... 
    Che faccia questo con umile sottomissione; 
    che non ritenga se stesso degno di condividere 
    la sorte delle pecore di Israele, cioè delle anime pure, 
    invece che giudichi se stesso indegno delle ricompense del cielo.
     La disperazione, tuttavia, non lo spinga ad allentare l'insistenza della sua preghiera, 
    ma che il suo cuore abbia una fiducia incrollabile 
    nell'immensa bontà del Signore.
     Infatti, colui che ha potuto fare dal ladrone un confessore della fede, 
    dal persecutore un apostolo, 
    e da pietre dei figli di Abramo, 
    è anche capace di trasformare un cagnolino in una pecora di Isarele.

    San Beda il venerabile





    UN ALTRO COMMENTO







    L'ANNUNCIO



    Dal Vangelo secondo Matteo 15, 21-28

    In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. 
    Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». 
    Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 
    Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.









    IL SILENZIO DI GESU' NEL QUALE E' GESTATA LA "FEDE GRANDE" DELLA CHIESA

    Dalla stanza nuziale dove ha sposato il suo Popolo quale primizia della nuova umanità riscattata e unita a Lui nel Mistero Pasquale, come uno sposo innamorato Gesù esce dai confini di Israele per cercare la sposa adultera e idolatra, che vive lontana dalla santità del matrimonio per il quale è stata creata. Lascia le novantanove pecore nel recinto e si getta nel mondo, per riprendersi quella perduta; ogni uomo infatti, di qualunque cultura e di qualunque religione sia, è da sempre pecora sua, creata in Lui dall'amore del Padre. E' "una", perché "unica", e solo Lui conosce personalmente ciascuno, e sa bene dove andare a cercarlo. Per questo, Gesù varca i confini di Israele, spingendosi nella "zona di Tiro e Sidone", situata a nord-ovest della Galilea, i cui abitanti adoravano i Baal e le Ashere, attraverso riti che, per ottenere la fertilità, si tingevano di aspetti sessuali e orgiastici. Gesù si introduce in territorio nemico, tra i cananei che hanno da sempre insidiato Israele, per scendere tra i sette popoli pagani, immagine dei sette peccati capitali hanno rapito il cuore dell'uomo. "Si ritira" in terra pagana perché aveva un appuntamento d'amore a tutti sconosciuto: vi doveva incontrare quella "donna Cananea, che veniva da quella regione": Lui era lì per lei. Quella donna straziata dal dolore, infatti, era la primizia che Gesù, come gli esploratori inviati da Mosè, era andato a cercare nella terra che il Padre gli aveva promesso; quella donna era immagine e profezia di ogni anima che Gesù, compiuto il suo "esodo", avrebbe strappato all'idolatria. Lì incontra il suo pianto, il "tormento" dei peccati e l'odore acre della morte. Ma, al contrario degli inviati di Mosè, non si impaurisce di fronte al potere del nemico, ma proprio nella devastazione da esso procurata, riconosce invece il segno che era ormai giunto il tempo di svelare il suo amore a ogni uomo; di prendere su di sé quel grido di dolore e riscattare dalla morte l'anima di chi non ha conosciuto Dio, di cui è immagine la "figlia" di quella donnaTutti noi, oggi, abbiamo una "figlia straziata dal demonio": quel rancore che non riusciamo a estirpare; la concupiscenza che ci tiene schiavi di internet e della pornografia; l'avarizia che ci fa dimenticare i bisogni di moglie e figli; l'invidia per il corpo di quell'amica che ci fa disprezzare noi stessi e ci getta ai bordi dell'anoressia e nell'accidia; la disperazione che sgorga, come pus, da quella ferita dell'infanzia, di cui non riusciamo a capire il senso e che ci fa guardare al futuro come a un'incognita dalla quale sfuggire; la droga, l'alcool, l'infantilismo cronico, l'idolatria dello sport e dei gadget elettronici, l'assuefazione ai social networks, il bisogno irrefrenabile di avere un ragazzo o una ragazza a fianco, nell'illusione che possa colmare il vuoto affettivo che ci devasta, precipitando in un commercio carnale che non ha fine. Ma proprio nelle Tiro e Sidone in cui abbiamo scelto di vivere, cioè il mondo nel quale tutti hanno le stesse figlie malate e ci sembra che sia normale e di poter sopravvivere, viene oggi Gesù. Viene per noi, come se fossimo l'unica persona su questa terra. Anzi, è già accanto a noi: la sua presenza annunciataci dal Vangelo e dalla Chiesa, l'eco dei segni che ha compiuto in noi e negli amici, Lui in mezzo al nostro letame illumina la verità che abbiamo sino ad oggi sfuggito, dissimulato con impegni e sforzi, trucchi e inganni; Lui vicino a noi cambia tutto, e questa terra pagana, e il tormento provocato dal demonio, ci diventano all'improvviso alieni, scopriamo che non ci appartengono, e il dolore che abbiamo nascosto, prorompe in un grido: "Pietà di me, Signore, figlio di Davide!".



    Ma proprio in questo momento nel quale ci si aspetterebbe la risposta e l'intervento di Gesù, accade l'impensabile: alla nostra preghiera Gesù oppone il silenzio, e "non ci rivolge neanche una parola". E' durissimo, e a nulla vale neanche l'intercessione della Chiesa: "Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!". Niente, se non una risposta che sembra la fucilata di un estremista: "Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele!". Ma come, io qui gridando e implorando, insieme ai fratelli, ai preti, alle suore, e Tu rispondi così? Ho capito, lo accetto, sono un pagano, ti ho tradito, ti chiedo di avere pietà di me, non ti basta? E' il momento in cui tante anime capricciose e infantili disperdono il grido innescato dalla fede e lo trasformano in imprecazione e bestemmia: "ti rifiuti di esaudirmi perché non faccio più parte dell'élite religiosa, di quelli che vanno a messa, che si impegnano in parrocchia e fanno volontariato?". Ebbene, proprio questo è l'incrocio decisivo per la nostra vita! Possiamo lasciare ancora libertà all'orgoglio dell'uomo vecchio, e credere all'ennesima menzogna del demonio, oppure ascoltare, umilmente, senza scappare dalla realtà, come la donna cananea. Gesù non dice che non è stato mandato da noi. Gesù dice che è stato mandato solo alle pecore perdute della casa di Israele, e che "non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini". Che vuol dire questo? La donna cananea lo aveva compreso e, per questo, si era "prostrata" dinanzi a Gesù. In Lui aveva riconosciuto se stessa, che proprio a lei era stato inviato il Signore: in un lampo che suppone un lungo cammino di umiliazione aveva scoperto d'essere lei una delle pecore perdute di Israele. Nel cammino percorso da Gesù per giungere sino a lei aveva scoperto il proprio sul quale aveva abbandonato l'immagine originaria; invece del figlio di Dio aveva generato una figlia per il demonio, invece di una vita santa, ne aveva vissuta una immonda. Ma ora, nonostante i suoi peccati che l'avevano gettata fuori dalla famiglia di Dio, come è accaduto al figlio prodigo, riconosce in sé stessa un diritto che nulla avrebbe potuto cancellare. E ad esso si appella, anche se non si sente più figlia ma solo un "cagnolino"; come il figlio minore, anche lei sa che, in casa di suo Padre, può mangiare le "briciole" che cadono dalla tavola dei figli. Sa che una briciola di quel pane è capace di salvare sua figlia, di riportare la sua anima alla dignità perduta. E questa è la "fede grande", la fede adulta della Chiesa, la "donna" che ha conosciuto se stessa sperimentando l'amore rigenerante del suo Sposo, e ha avuto l'audacia della fede per avvicinarsi, lei pagana, a un rabbì ebreo, nella certezza invincibile che non l'avrebbe rifiutata. La risposta di Gesù non è dunque un rifiuto, ma l'annuncio della verità che prepara e accende la fede nel suo amore infinito. Basterebbe la sua presenza per ridestare in noi la nostalgia di Lui, per farci rientrare in noi stessi. Eppure Gesù sa che, infantili come siamo, rispondendo subito alla preghiera, ci lascerebbe a saziarci del miracolo, a vedere suturata la ferita per andarcene di nuovo per la nostra strada, senza essere salvati davvero. Per questo anche oggi, prima di guarirci, ci rivela che siamo noi "le pecore perdute" del suo gregge illuminando come, con la nostra libertà, abbiamo scolorito in noi l'immagine di Dio; il suo silenzio ci fa rientrare in noi stessi, nella verità che apre all'umiltà e alla compunzione, rende contrito il cuore per aiutarci a credere che Lui è "capace di trasformare un cagnolino in una pecora di Israele" (San Beda). A Gesù non interessa somministrarci un antidolorifico, Lui ci rivuole come fratelli, per farci vivere come figli di suo Padre. Per questo, i suoi silenzi che sembrano non esaudire le nostre preghiere sono il segno del suo amore infinito; proprio quando non parla, ci ama più intensamente perché ci illumina la verità per spingerci nel cammino che ci conduce a prostrarci davanti a Lui nudi e senza difese, consapevoli di non avere alcun diritto, per gustare pienamente la gratuità della sua misericordia. Nulla ci può rendere indegni del Suo amore. Nulla tranne la superficialità della superbiaAccogliamo allora oggi il suo silenzio ascoltando in esso la Verità, e lasciamoci accompagnare, come la donna cananea, in un serio cammino di conversione dove accogliere la fede adulta che si nutre del pane di vita. E' questa infatti che Lui vuol seminare e si aspetta di trovare al suo ritorno: una fede che ci ottenga "quello che desideriamo", perché il nostro desiderio sarà, in tutto, quello di essere e vivere come pecore del suo gregge. Allora, "all'istante" saremo "guariti" nell'intimo e, di nuovo sposati a Lui nell'amore e nella fedeltà, potremo amare e dare frutti di vita eterna per il mondo.