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Vangelo del Giorno

Vangelo del Giorno

  • Mercoledì della VII settimana del Tempo di Pasqua



    αποφθεγμα Apoftegma


    O Fuoco consumante, Spirito d'amore,
    "discendi in me",

    affinché si faccia nella mia anima come una incarnazione del Verbo:
    che io sia per Lui un'aggiunta di umanità
    nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.

    Beata Elisabetta della Trinità











    L'ANNUNCIO
    Dal Vangelo secondo Giovanni 17,11b-19.


    Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. 
    Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. 
    Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 
    Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. 
    Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 
    Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 
    Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo; 
    per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità. 






    CONSACRATI NELLA VERITA' DALLA PAROLA CHE FA LA VERITA' NELLA NOSTRA VITA

    Diciamoci la verità, questo mondo non ci piace. Ne vorremmo un altro nel quale ci illudiamo che potremmo vivere felici; un mondo migliore dove poter essere cristiani migliori. Un mondo che assomigliasse al Paradiso, perché no? E' l'inganno tipico delle filosofie e delle ideologie che, avendo cancellato Dio, spengono nel materialismo e nell'immanentismo il desiderio di bene e di "gioia piena" che alberga nel cuore dell'uomo. L'ancor giovane teologo Joseph Ratzinger sintetizzava nel binomio "sapere-fare" la posizione di fronte alla realtà dell'uomo moderno che ha perso la fede: "la verità con cui l'uomo ha a che fare, non è la verità dell'essere, e neppure quella delle azioni da lui compiute. E' invece quella del cambiamento del mondo, della sua modellatura. Una verità insomma proiettata sul futuro e incarnata nell'azione". Per questo, nella realtà, ovvero la natura, - che non è più compresa come creazione - "non è il Creatore che si incontra prima di tutto, ma l'uomo incontra sempre se stesso", con la tragica conseguenza che “l'uomo attende la salvezza da se stesso e appare essere in grado di darsela". Ce n'è abbastanza per comprendere ciò che sta vivendo la società contemporanea, della quale, dobbiamo ammetterlo, siamo parte per nulla passiva. Non hai un figlio? Tranquilla, la scienza provvede. E così via, anche nella nostra vita di ogni giorno, nella quale cerchiamo di addomesticare e "modellare" la realtà per farne un piccolo paradiso personale. Un esempio? L'adorazione che riserviamo al corpo, alla salute e alla qualità della vita. Intendiamoci, fumare fa male eccome, ma questa demonizzazione del fumo che trasforma le persone e le istituzioni in inquisitori inflessibili che significa? Significa che nel nostro intimo più profondo abbiamo dimenticato Dio e chiediamo a una serie di regole di vita (spesso contraddette nel giro di pochi mesi perché indotte da interessi economici) la garanzia della salute, che ormai fa rima con immortalità. Non fumo, non bevo, niente grassi e quintali di verdure, e poi lo jogging e le sedute in palestra, vuoi che il cancro possa aggredirmi? Io le moltiplico le difese immunitarie, e tiè alla morte. Non scandalizzatevi per favore, le cosiddette nuove grandi e piccole "conquiste civili" hanno nella stragrande maggioranza dei casi la firma dell'Anticristo che promette senza mai mantenere il paradiso in terra. Che meraviglia una casa senza odore di tabacco che ingiallisce le tende, proprio un angolo di paradiso vero? Niente da eccepire, ma il cuore, è pure lui un angolo di paradiso o una bettola maleodorante? Non sarà per caso che buttiamo l’ospite in balcone a fumare perché già da tempo abbiamo cancellato nel risentimento un collega? Sembra una buffonata, eppure questo piegarsi ideologicamente al “salutarmente corretto” sa tanto di ipocrisia, ed è la cifra della nostra balbettante ricerca di verità e assoluto che abbiamo perduto ingannati dall’ideale insinuatoci dal demonio. L'ideale della perfezione di chi si illude di diventare come Dio.

    Lo Spirito Santo, infatti, avendo trovato dimora in Gesù di Nazaret, cerca la nostra carne e non un ideale nel quale è così facile nascondersi e mascherare i propri fallimenti. L'ideale è sempre spostato nel futuro, è concepito nelle idee proprie o altrui. Invece "Caro Cardo Salutis - La carne è cardine della salvezza” (Tertulliano). Con la nostra stessa carne Gesù si è incuneato attraverso la morte, l'ha vinta, è entrato nel Cielo e ci ha introdotti nell'intimità con il Padre. Ha assunto la carne che pecca e ne ha fatto uno strumento per salvare l'umanità. Ecco il realismo di cui solo Dio e chi gli appartiene è capace: niente idealismi fratelli, "essi", cioè noi, "sono ancora nel mondo". Santa Teresa d’Avila lo aveva compreso bene: "Noi non siamo angeli, ma abbiamo un corpo. Volerla fare da angeli, mentre siamo sulla terra, è una vera pazzia”. Allora, siamo pazzi o no? Sì che lo siamo, perché, sforzandoci per "modellare" il mondo, stiamo lottando contro noi stessi e la nostra vocazione: vorremmo essere “del mondo” per cambiarlo con la sua sapienza proprio per non essere più “nel mondo”, in questo mondo che non ci piace. Ma succede che, nonostante tanti sforzi per “modellarlo”, il “mondo” continua a “odiarci”. Perché? Perché Gesù ci ha “dato la Parola del Padre” che ci ha scelti e chiamati a far parte della sua Chiesa. No fratelli, “non siamo del mondo, come Gesù non è del mondo”, e sta pregando anche ora perché il Padre ci “custodisca dal maligno” e dai suoi inganni. Per questo non basta vietare di fumare nella propria casa per sentirci in paradiso, o seguire diete ferree e sottoporci a mille check-up per non ammalarci. Per questo, anche se nascondiamo per anni il volto di un amico che ci ha tradito o vinciamo una causa contro chi ci ha ingiustamente tolto il denaro che ci apparteneva non troviamo pace. Nella Chiesa infatti siamo "custoditi" e allevati perché si compia in noi il Discorso della Montagna, carta di identità di ogni cristiano. Qualcosa di esso abbiamo cominciato a sperimentare, e allora non stupiamoci se, anche travestiti con abiti mondani, “il mondo ci odia”; esso riconosce immediatamente quelli che non sono suoi. E’ inutile, se abbiamo gustato almeno una volta l’amore di Dio, ogni tentativo di vivere gli affetti, il lavoro, lo svago come i pagani fallirà miseramente. E questo vale anche per i nostri figli, se davvero abbiamo loro trasmesso la fede. Tra gli amici saranno comunque una goffa caricatura che alla fine si toglieranno stanchi di fingere. Gesù, infatti, ha “consacrato se stesso”, ha cioè offerto la sua vita, perché tu ed io fossimo “consacrati nella Verità” che è la "Parola del Padre" fatta carne in Cristo e che la Chiesa ci predica e ci dona compiuta nei sacramentiCoraggio allora, perché il Signore ci ha "consacrati", cioè separati "dal mondo" e dalle sue concupiscenze per diventare "proprietà di Dio" (Benedetto XVI) "quando era ancora" con gli apostoli nei quali preparava per noi la Chiesa che ci ha accolto; in essa "non andremo perduti" perché potremo ogni giorno lasciar "perdere" nelle sue viscere di misericordia "il figlio della perdizione" immagine dell'uomo vecchio, e rivestirci di quello nuovo nella "Verità" che è l’amore rivelato in Cristo crocifisso. Per questo Gesù, "compiendo la Scrittura", chiede al Padre di “custodire" i cristiani "perché siano una cosa sola, come loro". Nell’amore e nell’unità realizzati nella comunità cristiana, infatti, appare "nel mondo" la "Verità" che smentisce ogni menzogna del diavolo che genera la divisione. Anche oggi il Signore ci "manda nel mondo come ha mandato il suo Figlio", cioè "come" gli ultimi e i più piccoli, perché non dobbiamo "modellarlo" ma salvarlo con l'amore attraverso la storia che ci dona. E che cosa c'è di più grande di questa missione? Nulla! Smettiamo allora di lamentarci e indignarci per come va il mondo e accogliamo con stupore, gratitudine e allegria la nostra vocazione: attraverso la Chiesa, infatti, il Signore ci ha rivelato "queste cose" proprio perché "abbiamo in noi stessi la pienezza della sua gioia", quella cioè di compiere "nel mondo" la volontà del Padre perché a tutti giunga la salvezza.  







  • Martedì della VII settimana del Tempo di Pasqua



    αποφθεγμα Apoftegma


    L'uomo ha trovato la vita, 
    quando si attacca a Colui
    che è Egli stesso la vita. 

    Benedetto XVI





    COMMENTO CATECHETICO SULLA SINFONIA 
    "LA SOFFERENZA DEGLI INNOCENTI"











    L'ANNUNCIO
    Dal Vangelo secondo Giovanni 17,1-11a.


    Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. 







    DARE GLORIA A CRISTO CON LA NOSTRA VITA

    Ci siamo, mancano pochi giorni al "compimento dell'opera di Cristo sulla terra", ovvero cercare e salvare la pecora perduta per riportarla all'ovile. Per questo nel Vangelo di oggi appare con gli occhi "alzati verso il cielo" indicando a tutti noi il posto che ci ha preparato. E' tutto pronto, basta solo accogliere la sua "Gloria" nella nostra povera carne, la Gloria dell'amore. Amore al Padre, ai discepoli, ad ogni uomo, amore compiuto nell' "ora" della Croce, nella quale la Gloria di Dio è scesa sul Figlio perché Egli potesse, nella sua carne, glorificare il Padre. Non era mai successo che un uomo potesse rendere pienamente Gloria a Dio. Non a noi, che, come ogni uomo, siamo stati creati proprio per essere il riflesso della sua Gloria, ovvero la dimora del suo Spirito vivificante che, secondo il disegno del Creatore, avrebbe dovuto colmare ogni nostro pensiero, parola e gesto. Ma, per l'inganno del demonio a cui abbiamo creduto, ciò non è accaduto. Quante mormorazioni, quanti giudizi, quanti peccati hanno sottratto la Gloria a Dio... Quando? Vent'anni fa quando togliemmo il saluto a quella persona che ci aveva offeso, o ieri, quando abbiamo chiuso il cuore a nostra moglie. Insomma, ogni volta che abbiamo peccato. Ma se non diamo gloria a Dio significa che la stiamo dando a qualcun altro. A chi? Al demonio e a noi stessi. E si tratta di "vana-gloria", fumo senza arrosto, come il vuoto e l'insoddisfazione che genera in noi l'ira e il risentimento. Sì fratelli, soffriamo perché non possiamo rendere gloria a Dio con la nostra vita che, per questo, si trasforma in un caos che anticipa l'inferno. Ma proprio qui Gesù ha "compiuto l'opera che il Padre gli aveva dato da fare" manifestando nell'ultimo posto del mondo la Gloria di Dio. Anche nel peggior pezzo della nostra storia, nell'anfratto più oscuro del nostro cuore Gesù è sceso per deporvi la "Gloria del Padre", che significa la sua presenza misericordiosa. Come, infatti, la sua "Shekinà" accompagnò il Popolo d'Israele nelle angosce dell'esilio a Babilonia, essa non ha mai abbandonato l'esilio dal paradiso di ogni uomo, scendendo sino ai bassifondi più corrotti. La "Gloria del Padre", infatti, si è manifestata nel suo Figlio crocifisso, umiliato, disprezzato, rifiutato per raccogliere dalla discarica della storia la carne di ogni peccatore e riscattarla, facendone di nuovo una dimora per lo Spirito Santo. Così Gesù stesso è stato "glorificato dal Padre con la stessa Gloria che", nella sua intimità, "aveva prima che il mondo fosse": proprio per essere entrato nella morte, infatti, Gesù è stato risuscitato e accolto nel Cielo dove si è presentato "davanti" al Padre insieme a coloro che hanno accolto il suo sacrificio. 

    Per questo il Padre gli ha "dato potere sopra ogni carne, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli ha dato". E oggi ancora una volta quel "potere" di dare la vita giunge sino a noi per "farci conoscere l'unico vero Dio, e colui che il Padre ha mandato, Gesù Cristo". Coraggio fratelli, perché possiamo ricevere di nuovo la "vita eterna" perduta con il peccato "conoscendo l'unico Dio" nel "potere" del suo Figlio sui nostri peccati. Apriti a Lui, lascia che prenda su di sé l'invidia e la gelosia che ti corrodono il cuore; consegnagli senza timore ogni giudizio sui fratelli, anche quelli più radicati; permetti al suo "potere" di strapparti alla schiavitù al denaro che ti fa così avaro da non riuscire più a dialogare con il tuo coniuge e i tuoi figli; non vergognarti di confessare la tua concupiscenza, vedrai che Lui saprà come tirarti fuori dalla dipendenza alla pornografia, all'alcool, al gioco, alla droga. Guarda che sei un'opera del Padre e Lui ti ha già "dato" al Figlio. Non devi far altro che "osservare", custodire cioè le Parole che la Chiesa oggi ti annuncia, perché esse sono proprio quelle che il Padre ha dato al Figlio e che Egli vuol dare a te nella comunità cristiana. Ascoltale e "accoglile" per "sapere veramente", sperimentando cioè nella tua vita, che Gesù è "uscito dal Padre" e "credere che Egli lo ha mandato" a te per salvarti. Allora giungerà anche per te, come per ogni cristiano, l' "ora" in cui saprai che "tutte le cose che" il Padre "ha dato" al Figlio vengono da Lui"; e quali sono queste "cose" se non gli istanti, le relazioni e gli eventi della tua vita? Capisci? Non c'è nulla che ti riguardi che non "venga" dal Padre e non sia "dato" a Cristo. Perché allora continuare ad aver paura? Il tuo matrimonio, la tua famiglia di origine, magari povera e debole, divisa e incapace di amarti come desideravi, la scuola e il lavoro, gli amici e il fidanzato, il tuo fisico e il tuo carattere, la tua debolezza, tutto è un dono del Padre che, "dato" a Cristo, diviene l'occasione per "conoscere l'unico e vero Dio e Colui che ha inviato", e sperimentare così la "vita eterna". Coraggio allora, non temere, perché è Gesù stesso che "si glorifica in te", nella vita nuova e santa che ricevi nel grembo materno della Chiesa. Non solo, Lui "prega il Padre" perché "custodisca nel suo nome (nella sua stessa persona) coloro che gli ha dato dal mondo", tu ed io "perché siamo una cosa sola" con i fratelli, come il Padre e il Figlio. Certo, "siamo nel mondo", e per questo non sarà una passeggiata, neanche oggi, ma, "custoditi" dalla Gloria del Padre che ci avvolge passo dopo passo, e uniti a Cristo nella comunità potremo entrare anche noi con il suo "potere" nella storia che ci attende, cogliendo ogni occasione per amare. Non c'è infatti altro modo per dare gloria a Dio che offrire se stessi per amore. Lo può fare solo chi ha la vita eterna dentro, perché come fu in Gesù, lo Spirito del Padre muove ogni sua fibra, non è schiavo di nessuno e di nulla, non difende se stesso ma può donarsi senza riserve. Preghiamo allora fratelli perché lo Spirito Santo scenda copioso su di noi in questa Pentecoste. 








  • Lunedì della VII settimana del Tempo di Pasqua



    αποφθεγμα Apoftegma

    O mors, ero mors tua, 
    morsus tuus ero, inferne.

    O morte, io sarò la tua morte, 
    O inferno, io sarò il tuo morso.

    Antifona delle lodi del Giovedì Santo














    L'ANNUNCIO

    Dal Vangelo secondo Giovanni 16,29-33. 

    Gli dicono i suoi discepoli: «Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini. 
    Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». 
    Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, verrà l'ora, anzi è gia venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. 
    Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!».












    PIGIATI NEL TORCHIO CON CRISTO

    Ci siamo, mancano pochi giorni al "compimento dell'opera di Cristo sulla terra", ovvero cercare e salvare la pecora perduta per riportarla all'ovile. Per questo nel Vangelo di oggi appare con gli occhi "alzati verso il cielo" indicando a tutti noi il posto che ci ha preparato. E' tutto pronto, basta solo accogliere la sua "Gloria" nella nostra povera carne, la Gloria dell'amore. Amore al Padre, ai discepoli, ad ogni uomo, amore compiuto nell' "ora" della Croce, nella quale la Gloria di Dio è scesa sul Figlio perché Egli potesse, nella sua carne, glorificare il Padre. Non era mai successo che un uomo potesse rendere pienamente Gloria a Dio. Non a noi, che, come ogni uomo, siamo stati creati proprio per essere il riflesso della sua Gloria, ovvero la dimora del suo Spirito vivificante che, secondo il disegno del Creatore, avrebbe dovuto colmare ogni nostro pensiero, parola e gesto. Ma, per l'inganno del demonio a cui abbiamo creduto, ciò non è accaduto. Quante mormorazioni, quanti giudizi, quanti peccati hanno sottratto la Gloria a Dio... Sì fratelli, soffriamo perché non possiamo rendere gloria a Dio con la nostra vita che, per questo, si trasforma in un caos che anticipa l'inferno. Ma proprio qui Gesù ha "compiuto l'opera che il Padre gli aveva dato da fare" manifestando nell'ultimo posto del mondo la Gloria di Dio. Anche nel peggior pezzo della nostra storia, nell'anfratto più oscuro del nostro cuore Gesù è sceso per deporvi la "Gloria del Padre", che significa la sua presenza misericordiosa. Come, infatti, la sua "Shekinà" accompagnò il Popolo d'Israele nelle angosce dell'esilio a Babilonia, essa non ha mai abbandonato l'esilio dal paradiso di ogni uomo, scendendo sino ai bassifondi più corrotti. La "Gloria del Padre", infatti, si è manifestata nel suo Figlio crocifisso, umiliato, disprezzato, rifiutato per raccogliere dalla discarica della storia la carne di ogni peccatore e riscattarla, facendone di nuovo una dimora per lo Spirito Santo. Così Gesù stesso è stato "glorificato dal Padre con la stessa Gloria che", nella sua intimità, "aveva prima che il mondo fosse": proprio per essere entrato nella morte, infatti, Gesù è stato risuscitato e accolto nel Cielo dove si è presentato "davanti" al Padre insieme a coloro che hanno accolto il suo sacrificio.


    COMMENTO AMPLIO

    Nelle parole di Gesù del Vangelo di oggi si ode l'eco dello Shemà: "Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutte le tue forze". Un solo Dio, e un Popolo scelto ed eletto per manifestarlo al “mondo”. La santità di Dio, infatti, il suo essere totalmente altro, "separato" (significato della parola "santo") si sarebbe manifestata nella santità del suo Popolo: "Siate santi, perché io sono santo (Lv 11,45)Ma, oggi come allora, è difficile essere santi, anzi impossibile; come fare allora per essere fedeli a questa missione in un "mondo" occupato e dominato dai pagani? "Un gruppo di farisei proporrà una soluzione radicale: se si crede nel regno di Dio occorre opporsi fortemente al «regno dell'impertinenza». E la resistenza si organizzerà proprio in Galilea" (F. Manns), dove Dio, non a caso, si era fatto carne, e nella quale erano stati scelti gli Apostoli. Essa era diventata ormai “la Galilea degli zelanti della legge… L'insurrezione in Galilea, organizzata dagli zeloti dopo l'anno 50, si radica in una profonda tradizione religiosa: Dio è il re d'Israele e il padrone della storia. Il dono della terra è il segno dell'alleanza. Arrogarsi la proprietà della terra come fanno i romani significa dar prova di un orgoglio smisurato, dell'appartenenza al regno dell'impertinenza. Essendosi i romani imposti con la forza, occorre fare tutto il possibile per liberare la terra. Alla violenza bisogna rispondere con la violenza. La sete di libertà che animava i rivoltosi scaturiva dal più stretto monoteismo. Era lo zelo della legge a spingerli ad agire" (F. Manns). Occorre tenere presente l’ambiente nel quale erano cresciuti gli Apostoli, e non dimenticare che, nonostante i tre anni passati insieme al Maestro, per loro “il suo parlare era rimasto oscuro”. Per questo le parole di Gesù nel Cenacolo toccano profondamente i loro cuori in attesa del Messia che “avrebbe ristabilito il Regno di Israele”. Si illudono di capire le sue parole: “ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini”. Sono convinti di “conoscere” Gesù: “Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi". E “credono” che sia Lui “il Santo uscito da Dio” per liberare il Popolo dalla dittatura dei romani. Come noi, che pensiamo di aver capito il Signore e di credere in Lui.

    Ebbene oggi, all’inizio di questa settimana che ci prepara alla Pentecoste culmine della Pasqua, Gesù ci inchioda alla Verità: “Adesso credete?”. No cari fratelli, non crediamo, perché siamo ancora profondamente "scandalizzati" dalla Croce sulla quale Gesù ha compiuto lo Shemà rivelandosi come un Messia completamente diverso da quello atteso da Israele. Siamo "scandalizzati" della “santità di Dio” che non condanna il mondo ma "vince" il suo male per salvarlo; del suo essere “separato” dal nostro orgoglio sino a farsi il servo di tutti. Per questo come gli Apostoli, abbiamo "lasciato solo" il Signore. "E' arrivata l'ora" del Calvario e siamo scappati: la malattia di nostro figlio, il lato sconosciuto e oscuro del carattere del nostro coniuge, il licenziamento, il tradimento dell'amico, la nostra debolezza che ci fa cadere sempre negli stessi peccati. E il male nel mondo, la sofferenza degli innocenti, le guerre, i terremoti, i disastri, le ingiustizie, il cancro. Sì, la Croce ci ha "dispersi ognuno per conto proprio”, a ribellarci lontani da essa. Come "il mondo" abbiamo bisogno di essere salvati, che cioè sia "vinta" in noi la radice del male che ci "scandalizza" e "disperde" nella solitudine. Ma proprio l'abisso della nostra solitudine ha incontrato la solitudine di Cristo, e in essa, la sua intimità con il Padre. Lui non era solo! Proprio sulla Croce era inchiodato alla volontà del Padre; nell'amore che compiva lo Shemà gli era più intimo che mai e ci ha accolti nella loro intimità. Ti senti solo e sconfitto? Ascolta questo Vangelo e convertiti! Apri il tuo cuore a Cristo perché vi scenda per "vincere" il demonio che ti sta ingannando. La sua "vittoria sul mondo", infatti, è Lo Shemà compiuto, la santità di Dio incarnata nella tua "dispersione". Così, la Galilea dei Gentili, immagine di questo "mondo" disperso e rancoroso nel quale sei chiamato a vivere, non sarà più il luogo dove sperare un Messia giustiziere, ma quello dove tu possa ritornare ad essere "santo" a immagine e somiglianza di Dio: "Io ho vinto il mondo! significa forse che Cristo è contro il mondo? No, piuttosto il contrario: questo mondo, che scaccia Dio dai cuori, viene restituito da Cristo a Dio e all’uomo come spazio dell’alleanza originaria, che deve essere anche l’alleanza definitiva quando Dio sarà tutto in tutti". (Giovanni Paolo II). Non esiste un cristianesimo elitario che disprezza il mondo e i peccatori! Come Pietro e gli Apostoli dobbiamo scoprire che non siamo migliori né diversi dai figli del "regno dell'impertinenza". Non del capoufficio, non del vicino di casa, neanche di chi ruba e uccide. Non ti scandalizzare per favore, perché il Signore ti “dice queste cose perché tu possa avere pace in Lui” che ti conosce e ti ama così come sei. Accetta dunque di avere bisogno, come tutti, che, attraverso la Chiesa, Cristo ti "restituisca" il mondo come un luogo dove poter amare e donarti.

    Lo sai? La prova che Dio ti ama è proprio che "avrai tribolazioni nel mondo", tu che hai sperimentato di non essere capace di accettare la più piccola sofferenza. In esse, infatti, una volta salvato e rigenerato dalla Parola di Dio e dai sacramenti, potrai vivere pienamente nella “santità” di Dio perché crocifisso con Cristo si compirà in te lo Shemà; nell’amore a Dio con tutto te stesso,il Signore ti fa vittorioso sul male “separandoti” dal mondo per potergli annunciare la salvezza. Non si scappa: l'amore autentico è soprattutto solitudine, perché ci fa partecipi della solitudine di Cristo: "nella donazione di sé sulla croce, Gesù depone, per così dire, tutto il peccato del mondo nell'amore di Dio e lo scioglie in esso" (Benedetto XVI). Fratelli, è necessaria "la tribolazione", l'essere "schiacciatipestati", secondo il significato del termine greco. Anche oggi, infatti, il male e il peccato saranno deposti nel tino della nostra storia, dove con Cristo saremo schiacciati dall'amore di Dio: “Ma ben fecondo è questo essere spremuti nel torchio. Finché è sulla vite, l'uva non subisce pressioni: appare intera, ma niente da essa scaturisce. La si mette nel torchio, la si calpesta e schiaccia; sembra subire un danno, invece questo danno la rende feconda, mentre al contrario, se le si volesse risparmiare ogni danno rimarrebbe sterile” (S. Agostino). Il trofeo della vittoria di Cristo, infatti, è proprio la solitudine che potremo assumere per il mondo che non può soffrire per amare: "Allora Balaam pronunziò il suo poema e disse: ecco un popolo che dimora solo e tra le nazioni non si annovera. Possa io morire della morte dei giusti e sia la mia fine come la loro. Come sono belle le tue tende, Giacobbe, le tue dimore, Israele!" (cfr. Nm. 23-24). Un popolo che dimora solo, e proprio per questo testimone e vessillo di salvezza. Israele prima, e il Messia che ha compiuto questa profezia, e la Chiesa poi, sino a ciascuno di noi: soli con il Solo, per strappare il mondo alla sua solitudine. Soli nel rifiuto del figlio, per salvarlo. Soli nella gelosia della moglie, per amarla. Soli ovunque, nell'intimità piena con Gesù, e in Lui con il Padre, per mostrare a tutti la "bellezza" della vita divina nella debole "tenda" della carne dei figli della Chiesa. Perché ogni uomo possa desiderare la stessa "fine dei giustificati", ovvero il compimento della vita in Cristo che risplende nei cristiani, frutto della sua "vittoria" sulla morte e il peccato.