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 I DIECI COMANDAMENTI OGGI
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Ricominciano gli incontri che vogliono essere un'introduzione ad un cammino di fede. Incontri  presenti ormai non solo a Roma, ma anche in altre diocesi italiane.
 
Riflettere sui Dieci comandamenti è un invito a tornare all’essenziale, a prendere sul serio la vita e la sua domanda di significato, a misurarsi (per essere misurati!) con la bellezza e la verità della rivelazione ebraico-cristiana.
Oggi abbiamo un uomo che per saper tanto, sa poco o niente. Abbiamo un analfabetismo esistenziale, ogni scelta è incerta, e si vive a casaccio. Abbiamo perso le istruzioni per l’uso. Adoperiamo la vita, il corpo, l’affettività, l’amicizia, il tempo, come un elettrodomestico sconosciuto, spingiamo i bottoni a caso. La felicità sembra un incidente fortuito, e l’alchimia della vita pare ineffabile. Pecore senza pastore, che hanno rifiutato il pastore culturalmente, esistenzialmente, scientificamente.
 
“In quel tempo non c’era un re in Israele; ognuno faceva quel che gli pareva meglio” (Gdc 21,25).
 
La storia, però, è provvidenziale. Tutto questo non è pura perdizione, ma occasione, questo è un ottimo punto di partenza. Anche perché la verità non è così lontana ed inarrivabile, è un uomo, il Figlio Unigenito del Padre. Il Re che ci manca. Possiamo rifiutarlo, dimenticarlo, ma ci manca, senza di Lui non sappiamo che fare; proviamo e sbagliamo, ci sembra all’inizio di stare meglio e poi scopriamo di vivere al buio. Arriva il benefico momento in cui siamo ridimensionati, ci siamo fatti male, siamo finalmente delusi dalle menzogne. E iniziamo ad essere destinatari idonei di una parola, quella di Chi diceva che sono beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Il regno dei cieli si annuncia ai poveri.
 
La vita ha le sue istruzioni per l’uso
 
Noi, annunciatori, sappiamo (se lo sappiamo) che nella santa volontà del Padre c’è la nostra pace, la nostra certezza, e che esiste un uso buono delle cose. Proprio questo sono i 10 comandamenti: la via della pace, la via della sapienza. Se è vero che bisogna passare dalla Legge alla Grazia, è pur vero che l’uomo che non conosce neanche la Legge è un cieco senza punti di riferimento.
 
C’è un “ma”. Iddio ci salvi dai toni clericali. Qui è dove si inceppa questo meccanismo della Provvidenza, perché è la parte che ci riguarda, che dipende da noi. Se il messaggio è la Sapienza del Padre destinata ad ogni persona di ogni epoca, e il destinatario è questa pecora dolorante del terzo millennio, chi è l’emittente? Un moralizzatore? Un emettitore di rimandi ai “doveri”? Un paladino dell’etica? Per amor di Dio, no!
 
Il rischio è che ci si metta a suonare con un nuovo strumento la solita vecchia musica. La gente prima di ascoltare il contenuto di quello che si dice, ascolta la musica delle parole. E se la musica è noiosa, o, peggio, esigente, moralista, non ascolta. Molto spesso quando si è nell’occasione di ascoltare tanti predicatori odierni, si stacca l’audio e si pensa ai fatti propri.
 
Per essere ascoltati bisogna prima ascoltare quello spiffero di angoscia dentro di noi, saper parlare ai poveri da poveri e non da teoreti. E, magari, parlare da innamorati. Non perché lo si sappia fare. Perché lo si è.
 
Il Cristianesimo non è un’etica. Il Cristianesimo è una persona, Cristo. I Dieci Comandamenti sono stati applicati da Dio Padre, in primis, a se stesso, e lo abbiamo visto nel corpo crocifisso del suo Figlio Unigenito. I Dieci comandamenti sono lo stile di vita di Dio.

(tratto da “Perché annunciare la legge del Sinai oggi?” di don Fabio Rosini - Note di pastorale giovanile - Gennaio 2004)
 
 
Un vero e proprio corso sulle dieci “Parole di vita” dell’Antico Testamento, viste alla luce del Nuovo Testamento.
 
Dal 18 Novembre 2018 ogni domenica alle 21.00 in parrocchia.
Viene tenuto dal parrocco, P. Giuseppe Piervincenzi, coadiuvato da una equipe di catechisti.
Il corso, dura poco più di un anno, viene interrotto durante le festività ed in estate e prevede 3 ritiri di 1-2 giorni.
 
Parrocchia di Santa Rita - Torbellamonaca
Via Acquaroni, 71